zurigo: manifesta 11 – what people do for money: some joint ventures

Il titolo era tutto un programma, “cosa fanno le persone per denaro”, soprattutto se abbinato ad una mostra d’arte, anzi ad una biennale e che biennale, Manifesta, itinerante, giovane (appena ventenne) e quasi sempre molto estrema e tecnica.
Da subito mettiamo Zurigo tra le nostre destinazioni estive, incuriositi anche dalla scelta di affidare questa edizione, come da qualche tempo è di moda, ad un curatore che in realtà è un artista, Christian Jankowski.
Leggiamo prima (lo facciamo spesso, ognuno ha i suoi vizi) qualche articolo e qualche critica sui media di settore e rileviamo una decisa e netta divisione tra entusiasti e delusi.
Normalmente è buon segno.
Rileviamo da subito una certa difficoltà nel capire la logistica di questa biennale, divisa in più sedi: due all’interno dello stesso complesso, il Lowenbraukunst, che comprende la Kunsthalle Zurich e il Migros Museum, una in pieno centro, l’Helmaus, altro spazio normalmente dedicato all’arte moderna e contemporanea.
Poi c’è il Pavillion of Reflection, una struttura galleggiante creata per l’occasione dove vengono proiettati i video esplicativi di alcuni lavori ma dove si fa anche il bagno nel pulitissimo lago di Zurigo, si prende il sole, si beve una birra, insomma si vive.
Infine c’è lo storico (sebbene ristrutturato) Cabaret Voltaire, il celebre e leggendario locale dove è nato Dada e lì, infatti, è stato concepito un programma di performance.

Pavillon of Reflection
Pavillon of Reflection

Cabaret Voltaire
Cabaret Voltaire
Non è finita: c’è un corollario di altre locations ed eventi collaterali disseminati per tutta la città, tra studi d’artista, uffici, negozi, gallerie… ecco, capite che pensare di venire a capo di tutto sia decisamente impossibile.
Scegliamo di dedicarci alle sedi principali, i musei, e magari di fare un salto al Pavillion of Reflection e al Cabaret Voltaire.
Quella che vediamo è una mostra nella quale non si fa fatica a seguire il concetto proposto nel titolo, con opere che risultano spesso ironiche e pungenti, soprattutto se viste con la consapevolezza di posare i piedi proprio a Zurigo, in Svizzera, terra di banche, soldi e ricchezza materiale (oltre che, bisogna dirlo, di bellezza naturalistica, artistica ed architettonica).
Alcuni hanno criticato proprio questo aspetto, quasi a rimarcare una certa ridondanza, come se l’accostamento denaro-Zurigo fosse troppo facile ed evidente.
Vero, ma vero è anche che la mostra tutto sommato scorre bene sul filo di questa compiaciuta mancata antitesi.
Degli oltre 100 artisti scelti da Jankowski, 30 sono stati chiamati a produrre opere nuove, per l’occasione, collaborando con lavoratori e professionisti di vario tipo e operanti nella città svizzera.
I video proiettati ininterrottamente al Pavillon of Reflections riguardano in gran parte proprio la documentazione di questi lavori.

Matyas Chochola: Ultra Violet Ritual
Matyas Chochola: Ultra Violet Ritual

Pablo Helguera: from the series "Artoon"
Pablo Helguera: from the series “Artoon”

Una Szeemann Die Reise des Samens (part.)

John Arnold: Imbissy
John Arnold: Imbissy
Così Maurizio Cattelan, di nuovo artista dopo aver smesso (ammesso di avere mai smesso), ha fatto letteralmente camminare sulle acque la campionessa paraolimpica Edith Wolf-Hunkeler, grazie ad una ultramoderna zattera che faceva fuoriuscire solo le ruote della sedia a rotelle dal pelo del lago.
Una performance spettacolare, suggestiva, commovente e magica, visibile chiaramente ora solo su internet e alla quale dedichiamo la nostra copertina, nella quale è immortalata la carrozzina ora attraccata proprio al Pavillion of Reflection, dove il tutto si è svolto in occasione dell’inaugurazione di Manifesta.
Fa molto discutere anche l’opera di Mike Bouchet, “The Zurich Load”: 80.000 chili di merda, sì, proprio feci umane prodotte dagli abitanti di Zurigo, trattate e composte in una enorme installazione visiva ed anche… olfattiva.
Roba da stomaci forti ed anche qui grosse bocciature e altrettanto entusiastiche proclamazioni di genialità.
Di certo è un’opera che non lascia indifferenti.

Maurizio Cattelan: Senza Titolo
Maurizio Cattelan: Senza Titolo

Mike Bouchet - The Zurich Load
Mike Bouchet – The Zurich Load

Evgeny Antufiev: Eternal Garden
Evgeny Antufiev: Eternal Garden
“Neue Werke” (Nuovi Lavori) in effetti è forse la parte più interessante della mostra, ma anche nella sezione cosiddetta storica non mancano ottimi spunti.
Ci permettiamo di citare solamente il lavoro dello spagnolo Karmelo Bermejo, che nell’estate del 2012, utilizzando fondi concessi da una banca spagnola, ha acquistato a suo nome tutti i 126 posti di un volo di linea Iberia da Barcellona a Tunisi, che è regolarmente decollato il 24 agosto alle 23.30,  vuoto.
Tutti i biglietti sono incorniciati rispettando la pianta dell’aereo ed allestiti insieme a ricevute e ad alcuni video documentaristici relativi a quella che a tutti gli effetti può essere definita una performance.
Titolo?
126 punti.
Non li abbiamo contati, ma immaginiamo siano proprio 126.

Karmelo Bermejo: ..............................................................................................................................
Karmelo Bermejo: …………………………………………………………… (part.)

Katherine Bernhardt: Toilet paper and cigarettes black and pink
Katherine Bernhardt: Toilet paper and cigarettes black and pink

Chris Burden The TV Commercials 1973-1977
Chris Burden: The TV Commercials 1973-1977

Bhakti Baxter: Heads (Jocelyn Bell Burnell)
Bhakti Baxter: Heads (Jocelyn Bell Burnell)
Insomma, al netto delle problematiche logistiche della quali abbiamo già detto, a noi è sembrata una mostra tutto sommato ben concepita, con opere interessanti ed ottime possibilità di riflessione.
Partecipiamo con divertimento anche alla Manifesta Night, il 26 agosto, al Lowenbraukunst, dove tra musica elettronica, street food e dj set veniamo felicemente sballottati tra diverse centinaia di persone in un clima frenetico e festoso, poco museale e molto muscolare.
Per l’occasione assistiamo ad un dj set molto particolare, quello dello stesso Christian Jankowski, che predilige musica latino americana al fervore elettronico che giunge dai piani bassi.

Damian Fopp: Celeb Bowls
Damian Fopp: Celeb Bowls (part.)

Mel Bochner: Minimal Art - The Movie
Mel Bochner: Minimal Art – The Movie

X-T Kriszta Nagy: I Am a Contemporary Painter
X-T Kriszta Nagy: I Am a Contemporary Painter
Chudiamo la tre giorni zurighese al Cabaret Voltaire, dove veniamo ammessi nello spazio performance a spiare una gioventù artistica sperimentale e un tantino scavezzacollo.
Altre immagini, come sempre, sono disponibili sul nostro spazio Instagram, che vi invitiamo a visitare e seguire.
Tutto questo e tanto altro che manca è visitabile a Zurigo fino al 18 settembre.
Per Manifesta 12, l’appuntamento è tra due anni.
Qui da noi.
A Palermo.

Plamen Dejanov & Svetlana Heger: On Holiday
Plamen Dejanov & Svetlana Heger: On Holiday

Jonathan Monk: This Painting Should Be Installed by an Accountant
Jonathan Monk: This Painting Should Be Installed by an Accountant
Zurigo
Manifesta 11
What People Do For Money – Some Joint Ventures

a cura di: Christian Jankowsky
fino al 19 settembre

Co.Ma

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