white noise gallery: fade to blue; jerico

“Abbiamo chiesto all’artista di esplorare la sua creatività, di cercare altre strade rispetto ad esempio alla ritrattistica, genere nel quale eccelle ed è già riconosciuto e riconoscibile, nonostante la giovanissima età, per tutto quello che ha dipinto nella sua esperienza di street art fino ad oggi. Ci credevamo, ovviamente, ma lui ci ha addirittura stupito. Quello che vedete qui esposto, tra nature morte e studi sul volo degli uccelli, è il risultato della mano di un artista dal talento cristallino.”
A parlare è Carlo Maria Lolli Ghetti, una delle due anime della White Noise Gallery insieme ad Eleonora Aloise, intercettato durante la nostra visita alla prima personale di Jerico, artista classe 1992, conosciuto per i suoi interventi disseminati per i muri della città.
Sembra che l’aver scelto soggetti altri rispetto ai volti e alla figura umana in genere, abbia esaltato le caratteristiche gestuali della sua pittura, facendo risaltare il contenuto fortemente espressionistico del segno.
Lo facciamo notare a Carlo Maria.
“Sono felice di questa vostra osservazione. E’ verissimo. Io vedo riferimenti altissimi in queste opere, Francis Bacon, Damien Hirst, ma anche Eadweard Muybidge. Davvero si fa fatica a pensare all’età anagrafica di Jerico, perché questa sembra la mostra di un artista totalmente maturo.”

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Il blu, annunciato nel titolo “Fade to Blue”, è una presenza viva, palpitante, quasi a testimoniare che il legame tra l’arte di Jerico e l’essere umano, assente in qualità di soggetto, vada questa volta ricercato proprio nelle sfumature di questo colore.
L’artista dipinge sul mylar, un materiale plastico trasparente, la qual cosa accentua fortemente le vibrazioni del cobalto e dell’oltremare, rendendo le immagini brillanti e sorprendenti nella comparsa di particolari figurativi molto nitidi dopo una prima apparenza di quasi totale astrazione.
Nella project room, ambiente interrato caratteristico di questa galleria, nel quale gli artisti possono liberamente intervenire in modalità “site specific” e senza l’ansia del vincolo commerciale, Jerico invade letteralmente lo spazio con segni, tracce, movimenti di colore e finalmente anche volti, emergenti dalla sua forte gestualità e dal buio della grotta, in un ricordo ancestrale e primitivo che fa viaggiare la mente sulla strada che da Lascaux porta alla New York di Pollock e De Kooning.

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Una mostra davvero molto interessante, un’occasione per conoscere un giovane artista in un vestito diverso rispetto al solito e anche per continuare a seguire il percorso di una galleria sempre attiva e coerente nelle sue scelte.
Bene così.

White Noise Gallery
via dei Marsi, 20/22 – Roma
Fade to Blue
Jerico
fino al 23 aprile

Co.Ma

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