speciale venezia 2017: le mostre fuori biennale; le 7 meraviglie

Musei, fondazioni, gallerie private, spazi espositivi, tutto a Venezia luccica e splende durante la Biennale.
Avevamo fatto una selezione che riteniamo ancora valida (avendo tempo e modo di visitare tutto) in questo articolo.
Poi però ci siamo stati, a Venezia.
Ecco quindi le nostre scelte ultraselezionatissime, con alcune piacevoli scoperte e novità.

Damien Hirst: Treasures From the Wreck of the Unbelievable; Palazzo Grassi e Punta della Dogana
Dedicheremo a questa mostra uno specifico articolo perché parliamo di un evento che leggeranno i nostri figli e nipoti nei libri di storia dell’arte.
Da un relitto straordinario depositato sul fondo del mare giunge in laguna un campionario inestimabile di sculture, gioielli e meraviglie.
Per rispondere subito a chi ancora se lo sta chiedendo, sì, ragazzi, ovvio che parliamo di un falso ritrovamento.
Potresti avere qualche dubbio all’inizio, poi quando ti trovi davanti a Topolino incrostato di coralli in linea di massima dovrebbe essere tutto più chiaro.
Sublime, geniale, maestoso, folle e fastoso progetto monstre di Damien Hirst.
Artequando gode e straconsiglia.

Damien Hirst: Treasures from the Wreck of the Unbelievable; Palazzo Grassi e Punta della Dogana

Intuition; Palazzo Fortuny
Ultima mostra curata da Axel Vervoordt negli storici spazi, davvero unici al mondo, del Museo di Palazzo Fortuny.
Accostamenti coraggiosi, dialoghi tra epoche e stili, parallelismi e suggestioni per riflettere sulle molteplici declinazioni dell’intuizione creativa nell’arte di tutti i tempi.
Una mostra che, non è una novità al Fortuny, riesce a stupire ed affascinare, riservandosi, come sempre, uno spazio d’onore tra le tante proposte veneziane di questo periodo.
Un commiato degno di acclamazioni, lacrime, fanfare e lanci di fiori.

Dame de Saint Sernin (III-IV millennio a.C.) + Jean Michel Basquiat: Intuition; Palazzo Fortuny

The Boat is Leaking. The Captain Lied.; Fondazione Prada
Uno scrittore e regista, Alexander Kluge, un artista, Thomas Demand, una scenografa e costumista, Anna Viebrock ed ovviamente un curatore, Udo Kittelmann, ricostruiscono letteralmente gli spazi della Fondazione Prada per fornire un’esperienza davvero straniante e labirintica.
Una nuova modalità di mostra che rappresenta realmente la meraviglia di una collaborazione a tutto tondo, ponendo in primo piano la fruizione emotiva e relazionale con gli ambienti dell’esposizione, più che un certo numero di oggetti da associare a targhette sul muro.
Un luna park da scoprire e con il quale interagire.
Applausi.

The Boat is Leaking. The Captain Lied.; Fondazione Prada

David LaChapelle: Lost + Found; Casa dei Tre Oci
Il personaggio non ha certo bisogno di presentazioni, trattandosi di uno dei più grandi e popolari fotografi contemporanei.
All’immancabile Casa Dei Tre Oci il merito di aver di nuovo allestito una mostra imperdibile, impreziosita, in questo caso, dall’ampio materiale esposto, rappresentativo di ogni periodo del grande LaChapelle, sempre a cavallo tra trasgressione e sacralità, tra iconografia classica e suggestioni psichedeliche.
Un evento da non perdere.

David LaChapelle: Lost + Found; Casa dei Tre Oci

Fin qui le grandi mostre.
Ora tre piccoli appuntamenti.
Piccoli solo per dimensioni, ovviamente.

Marina Abramovic: The Kitchen; Zuecca Project Space
La Giudecca val bene una visita.
Qui, in questo spazio molto attivo e dinamico, va di scena Marina Abramović.
Il progetto è “The Kitchen”, nel quale l’artista appare all’interno della cucina abbandonata dell’ex convento La Laboral a Gijón, in Spagna.
Spiritualità e trascendenza per un brevissimo percorso che lascia tracce emotive molto forti.

Marina Abramovic: The Kitchen; Zuecca Project Space

Evan Penny: Ask Your Body; Chiesa di San Samuele
Sculture in silicone d’impatto iperrealista ma che disegnano un’umanità sottile e scarna nella sua fragilità.
Una mostra viscerale ed inquietante, all’interno di una splendida chiesa, proprio di fronte a Palazzo Grassi.
L’artista canadese invita il visitatore ad interrogarsi sulla propria esistenza, ma anche, in vena di tecnicismi, sulla possibilità reale che ha la scultura figurativa di essere pienamente contemporanea.

Evan Penny: Ask Your Body; Chiesa di San Samuele

Michal Cole + Ekin Onat: Objection – The Pavillion Of Humanity; Casetta Rosa
Last but not least, un’altra piccola mostra che permette di entrare in contatto col lavoro di Michal Cole, inglese di origini israeliane ed Ekin Onat, di Istanbul.
Tra installazioni, ambienti surreali, piccoli innesti video e sculture, una bella collaborazione tra due artiste giovani e molto promettenti.

Michal Cole + Ekin Onat: Objection – The Pavillion Of Humanity; Casetta Rosa

Chiudiamo con un’estemporanea ottava meraviglia.
L’immagine di copertina è dedicata al progetto forse più fotografato di tutta l’estate veneziana: Support, grande scultura a Ca’ Sagredo ad opera di Lorenzo Quinn, che invita realmente a sostenere Venezia, con l’arte ma anche con la partecipazione attiva al rispetto per un patrimonio dell’umanità troppo spesso maltrattato.

Co.Ma

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