selci: cenere; gonzalo borondo

Pubblica è una residenza d’arte urbana a Selci, un progetto curato da Carlo Vignapiano con la collaborazione di Elena Nicolini.
Siamo stati ieri all’anteprima del nuovo lavoro di Gonzalo Borondo, risultato di due anni di ricerca e lavoro sul territorio.
Veniamo accolti nei pressi di un Santuario a Torri in Sabina e poi indirizzati verso il vicino cimitero di Selci.
Il tutto è avvolto nel mistero, l’atmosfera notturna incoraggia qualche emozione e una leggera inquietudine lungo il sentiero di lumini votivi, nel silenzio di questo luogo sacro.
Borondo ha lavorato in una cappella funeraria esistente, ristrutturandone l’architettura ed intervenendo poi in pittura sulle pareti interne, ma sembra che qui non sia la reale fisicità dell’opera pittorica ad essere protagonista, quanto l’esperienza in se stessa, l’attesa, l’ambientazione, il coinvolgimento emotivo di tutta l’operazione, quasi a testimoniare la volontà di artista e curatori di condividere il progetto nella sua interezza, l’idea che l’ha generato, la sua sacralità.
E’ un Borondo intimo quello che ci troviamo di fronte, per nulla macabro e terrorizzante, semmai sereno e lucido nella sua spiritualità.
L’artista spagnolo ha creato un padiglione che ha l’aspetto e la struttura di una tomba, ovviamente, ma non è destinato ad accogliere le spoglie di persone fisiche in quanto individui, ma l’umanità intera, l’uomo in quanto tale, abbracciato qui nella sua più grande fragilità e di conseguenza nella sua più vera essenza in un centro di contatto e di dialogo col divino.
E’ superfluo anche, perdonate, soffermarci sulla consueta maestria tecnica di Borondo, sulla sua capacità di coinvolgere l’occhio dell’osservatore con pochi semplici tratti e con le profondità create dalla pittura su lastre di vetro, sul suo cromatismo essenziale e sul suo espressionismo gestuale.
In questo caso si va oltre anche al concetto stesso di street art, oltre al “muro”, oltre all’intervento urbano.
Si comprende il senso di una residenza d’artista, un’esperienza di condivisione tra persone, di sogni, di utopie che costruiscono un pensiero, lo rendono estetico, lo traducono in forma d’arte e lo propongono al pubblico sotto forma di reale vissuto quotidiano.
E’ un’arte, quella proposta qui a Selci, che non rappresenta la vita, ma ci si fonde talmente tanto da confondersi con essa.
Quanto creato per questa occasione rimarrà, in futuro, a disposizione di chiunque voglia andare a scoprirlo negli orari di apertura del cimitero.
Artequando applaude.
Qui sotto, l’esperienza dell’anteprima… raccolta in un minuto.

CENERE di Gonzalo Borondo
in collaborazione con PUBBLICA
residenza d’arte urbana a Selci (RI)
organizzazione: Kill The Pig
a cura di: Carlo Vignapiano
co-curatrice: Elena Nicolini
cultural manager: Dario Marcucci

Co.Ma

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