quadriennale di roma 2016: altri tempi, altri miti

10 sezioni espositive, 11 curatori, 99 artisti, 150 opere: è la sedicesima Quadriennale di Roma, a 8 anni di distanza dall’ultima edizione.
Si tratta di un ritorno, quindi, per un’istituzione che veniva, anche con un certo macabro godimento da parte di alcuni (in queste cose sono tutti curatori, tutti imprenditori e tutti l’avevano detto), data per morta dopo il salto nel vuoto di quattro anni fa, tristemente dovuto a mancanza di fondi.
Eppure eccola qua, snobbata, derisa, un po’ anche vilipesa da un certo punto di vista…
Noi eravamo molto curiosi, amando proprio il concetto di mostra ciclica e ricorrente, biennale, triennale o quadriennale che sia.
La scelta per il “giorno di visita ideale” è caduta sul pomeriggio di domenica 4 dicembre, con l’Italia al voto referendario e Roma semideserta grazie al derby.
Risultato?
Al referendum ha vinto il no, al derby la Roma e al Palazzo delle Esposizioni… noi, perché abbiamo goduto della possibilità di girare serenamente tra le opere in tutta tranquillità, senza file e con ampi spazi a disposizione.
Abbiamo visto una mappatura affidabile delle produzioni artistiche nazionali?
Forse non del tutto, del resto è utopistico pretendere la perfezione in questo genere di cose, ammesso che esista la perfezione: è stato un tentativo e come tale va apprezzato e fruito.
Parliamoci chiaro, una mostra che si pone l’obbiettivo di porre all’attenzione del mondo uno spaccato di arte visiva nazionale, un po’ come la Biennale di Venezia fa con l’arte internazionale, si presta e sempre si presterà alle critiche più feroci.
La mostra in questione in realtà scorre abbastanza bene, con alcuni picchi di eccellenza, pur senza produrre mai strappamenti di capelli o sindromi di Stendhal.
Ecco, è una mostra che si muove in punta di piedi, con umiltà e pudore, seguendo un po’ la scia della modalità attraverso la quale è rientrata in gioco questa fondazione dopo anni di assenza dalle scene.
Questo è un particolare molto apprezzabile in tempi nei quali solo se urli, possibilmente in modo sguaiato, ottieni attenzione e visibilità al di là dei contenuti che proponi.
Qui i contenuti  ci sono, l’esposizione proposta negli storici spazi di via Nazionale lavora in modo silenzioso sull’attenzione del visitatore e gli chiede magari un piccolo sforzo di comprensione per capire il senso di una divisione concettuale molto evidente tra i reparti, caratteristica inevitabile della scelta multicuratoriale fatta a monte.
Non ci vuole molto, comunque, a seguire il filo tracciato dai curatori, basta leggere, ad esempio, i totem all’ingresso di ogni sala, visto che qualcuno si è premurato di scriverci sopra qualcosa.
Gli artisti hanno profili molto diversi, dallo star system internazionale  (vedi Francesco Vezzoli, ma non solo) fino al cosiddetto mid-career, con una quota (e meno male) di giovanissimi.
Molto ampio anche il calendario degli eventi, non solo performance ma anche presentazioni, letture, incontri e proiezioni.
Noi abbiamo fatto un gioco, nato da questo numero 16 ricorrente: sedicesima edizione, nel 2016, concetto graficamente esaltato dall’acronimo Q’16 presente più o meno ovunque.
Abbiamo scelto solo 16 opere da mostrare in questo nostro articolo, non necessariamente le migliori, magari quelle che anche solo epidermicamente ci hanno colpito di più.
Ci smarchiamo subito dalla critica di non aver scelto i tre artisti per i quali si apriranno le porte del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia: Roberto Cuoghi, Giorgio Andreotta Calò e Adelina Husni-Bey: trattasi di omissione volontaria.
Per loro la vetrina vera e propria sarà quella lagunare, tra qualche mese, con maggiori possibilità di espressione per loro e di fruizione per tutti noi, per quanto i lavori della giovanissima italo-libica, soprattutto il video a fine percorso, meritino già qui un’attenzione molto particolare.
Ecco, in ordine rigorosamente casuale, i “nostri” 16.
Niente classifiche, non siamo mica ad un talent show.
Marcello Maloberti: Vir temporis acti
Marcello Maloberti: Vir temporis acti
Alterazioni Video: Take Care of the One You Love
Alterazioni Video: Take Care of the One You Love
Gianfranco Baruchello: L'insurmontable
Gianfranco Baruchello: L’insurmontable
Michele Spanghero: Listening Is Making Sense
Michele Spanghero: Listening Is Making Sense
Rosa Barba: Still Anchored in One Point from Which They Emerge
Rosa Barba: Still Anchored in One Point from Which They Emerge
Anna Scalfi Eghenter: Matrici irregolari
Anna Scalfi Eghenter: Matrici irregolari
Claire Fontaine: Untitled (Open)
Claire Fontaine: Untitled (Open)
Marinella Senatore: Speak Easy Collage n.4-9-17-27-34
Marinella Senatore: Speak Easy Collage n.4-9-17-27-34
Invernomuto: Zion, Paesaggio
Invernomuto: Zion, Paesaggio
Italo Zuffi: Percezione del modesto
Italo Zuffi: Percezione del modesto
Matteo Fato: (Senza titolo con Quattro esercizi Equestri)
Matteo Fato: (Senza titolo con Quattro esercizi Equestri)
Yuri Ancarani: La malattia del ferro
Yuri Ancarani: La malattia del ferro
Marzia Migliora: Stilleven #01
Marzia Migliora: Stilleven #01
Carlo Guaita: Parte di superficie terrestre
Carlo Guaita: Parte di superficie terrestre
Lara Favaretto: 032-212
Lara Favaretto: 032-212
Paolo Icaro: Pile Up
Paolo Icaro: Pile Up

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Per tutto il resto… andate alla Quadriennale, avete tempo fino a domenica 8 gennaio.

Altri Tempi, Altri Miti
Sedicesima Quadriennale di Roma
Palazzo delle Esposizioni
via Nazionale, 194 – Roma
fino all’8 gennaio

Co.Ma

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