palazzo grassi e punta della dogana: treasures from the wreck of the unbelievable; damien hirst

Sì, è un genio, Damien Hirst.
Soprattutto è un artista strafamoso e miliardario che non si è seduto a contare i suoi soldi, ma continua ad inventare mondi e a sfidare la propria immaginazione, come di norma dovrebbe fare ogni artista in effetti.
Qui orchestra il finto ritrovamento di un relitto in fondo al mare, quello del vascello Apistos (l’Incredibile del titolo) carico di tesori e di arte, frutto della collezione privata di un liberto di Antiochia, Cif Amotan II, vissuto a cavallo tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo.
Video annunciano e documentano l’operazione di recupero, perfezionando fino alla maniacalità la narrazione immaginaria di Hirst, che invade gli spazi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana con centinaia di opere, tra cui diverse monumentali sculture, proposte nella versione reale, quindi incrostate di coralli e sedimenti marini, ma anche, per capire fin dove si spinge la provocazione, in versione contemporanea, cioè riprodotte in bronzo o in pietra per mostrarne l’aspetto originario.

La finzione viene già svelata ben prima di giungere di fronte a soggetti rivelatori come Topolino o Pippo, palesata da un’osservazione nemmeno troppo attenta di alcuni particolari, ma in fondo quello che il terribile inglese ci chiede è forse proprio quella stessa accettazione che si pone in essere, ad esempio, davanti ad un film di fantascienza.
A stupire, semmai, è l’imponenza di alcune sculture e la quantità e varietà incredibile di opere prodotte, maniacalmente pensate all’interno di questa immaginaria archiviazione che porta il visitatore di fronte alla gigantografia monumentale come al gioiello, al piccolo oggetto, alla miniatura.
La mostra, frutto di anni di lavoro, è di quelle destinate alla storia, la risposta per tutti quelli che consideravano Hirst un artista al capolinea.
Lui, in effetti, esagerato, sovrabbondante, esorbitante, ne esce trionfatore, avendo proposto un nuovo, coraggioso, eclatante concept di mostra, con suggestioni visive che omaggiano l’intera parabola dell’umanità.
Non a caso, tra i tanti ritratti, compare anche quello del collezionista, che altri non è se non il nostro Damien, liberto quindi, ma anche collezionista e scopritore di meraviglie.

La mostra dell’anno, almeno.
Magari del decennio.
Chissà… forse del secolo, non potendo prevedere quelle future.
Di certo qui sul pianeta Artequando se ne sentiranno gli echi per un bel po’ di tempo.
Altre immagini sul nostro Instagram.
Nulla varrà mai una visita, comunque.
Artequando non consiglia.
Praticamente impone.

Palazzo Grassi e Punta della Dogana
Treasures from the Wreck of the Unbelievable
Damien Hirst
fino al 3 dicembre 2017

Co.Ma

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