naoshima: l’isola dell’arte contemporanea

Artequando in trasferta.
E che trasferta.
Giappone.
L’immagine di copertina si riferisce a quanto di più immediato si possa associare alla parola “Naoshima“, inserendo questo nome su qualsiasi motore di ricerca.
Pumpkin“, dell’artista giapponese Yayoi Kusama, è infatti la scultura-simbolo di questo paradisiaco angolo di mondo.

Yayoi Kusama @ Naoshima
Yayoi Kusama @ Naoshima
Situata nel mare di Seto e raggiungibile praticamente solo dal porto della piccola cittadina Uno, Naoshima è una delle tappe obbligatorie per gli amanti dell’arte contemporanea, un vero e proprio museo a cielo aperto.
Se Pumpkin è l’immagine simbolica, il nome che viene associato immediatamente a questa isola di pescatori non può che essere quello di Tadao Ando, illustre architetto che ha rivoluzionato Naoshima, rispettandone però con genialità e intelligenza l’atmosfera e il paesaggio, integrando le sue strutture alla natura, con lo stile minimale che gli è proprio.
Centro nevralgico delle attività artistiche e culturali, il Benesse House è nello stesso tempo un hotel di lusso e un museo, diviso in quattro sedi, distanti circa 5 minuti a piedi l’una dall’altra: Museum (lo spazio più museale che ospita gran parte della collezione indoor con opere, tra gli altri, di Dan Flavin, Nam June Paik, Christo, César, Robert Rauschenberg, Cy Twombly, Bruce Nauman, Frank Stella, Donald Judd); Oval (la parte più esclusiva, con opere visitabili solo dagli ospiti delle lussuosissime camere); Beach (con accesso diretto alla spiaggia); Park (con vista sul parco delle sculture e piccola galleria interna dedicata quasi eclusivamente ad Hiroshi Sugimoto).

Tadao Ando @ Naoshima
Tadao Ando @ Naoshima
Inutile dire che ogni camera, docile ai dettami del feng-shui, è dotata di opere private e che i costi non sono proprio alla portata di tutti ma insomma… l’esperienza di dormire in un museo che è esso stesso un’opera d’arte val bene qualche risparmio, magari una sola volta nella vita.
I due ristoranti interni di questo polo alberghiero-museale, permettono di mangiare accanto ai flowers di Andy Warhol ad esempio, e di gustare le delizie della cucina giapponese o francese.

Thomas Struth (Benesse Park) @ Naoshima
Thomas Struth (Benesse Park) @ Naoshima
Ma non è solo questa l’attrazione di Naoshima.
Sempre ad opera di Tadao Ando, sorgono nell’isola altri tre musei.
Il piccolo “Ando Museum“, costruito all’interno di una vecchia casa di pescatori, ospita i progetti originali per l’isola e altro materiale sull’archistar giapponese.
Incredibile qui il contrasto tra la struttura esterna in legno, interamente mantenuta, e l’interno, invaso dalla classica pietra bianca che è la cifra stilistica di Tadao Ando.
Poi il “Lee Ufan Museum“, che ospita una collezione di opere del grande artista coreano perfettamente in sintonia con l’architettura di Ando, per una proposta al limite tra visione e meditazione.

Lee Ufan + Tadao Ando @ Naoshima
Lee Ufan + Tadao Ando @ Naoshima
Il terzo centro museale, il Chichu Art Museum, è invece addirittura trascendente.
Tre soli artisti per tre sale che sono un’esperienza assoluta e totale a rischio di sindrome di Stendhal.
La sala Monet ospita opere del grande impressionista, immerse in un ambiente candido e sublime.
Nell’ambiente dedicato a Walter De Maria, invece, a dominare è una gigantesca sfera di marmo nero in bilico su una scalinata,  a cavallo tra questa realtà e un mondo parallelo.
Il terzo ambiente, a carattere fortemente emozionale, è quello pensato dal genio di James Turrell, una stanza di luce in cui perdere ogni riferimento dimensionale e visivo.
Di tutto questo non possiamo darvi documentazione fotografica, essendo vietato andare a caccia di scatti all’interno dei musei, ma troverete molto con una breve ricerca su google o cliccando sui link a fine articolo.
Sull’isola c’è ancora tanto da vedere, oltre a quanto appena descritto.

Kazuo Katase @ Naoshima
Kazuo Katase @ Naoshima
Opere “outdoor” ma anche l’Art House Project, un’iniziativa volta al restauro e alla valorizzazione di alcune case di pescatori da parte di diversi artisti visivi e architetti.
Queste case sono dislocate in un piccolo quartiere dell’isola e, cartina alla mano, vanno letteralmente scovate tra  vicoli e stradine a volte semideserte.
Non è finita qui.
Ci sono altre due isole, a poca distanza, con contenuti artistici notevoli e si tratta di Teshima e Inujima.
Noi siamo riusciti a fare un salto solo a Teshima dove, tra una manifestazione di arte itinerante, con opere sparse per tutto il territorio, case anche qui destinate al lavoro di artisti e architetti e una quantità indescrivibile di stimoli e possibilità, abbiamo scelto di dedicare il nostro poco tempo alla visita di un piccolo locale completamente invaso dai colori e dai segni di Tobias Rehberger (sembra di stare nel bar dei giardini della Biennale di Venezia) e due spazi museali di straordinario contenuto concettuale e visivo.

Tobias Rehberger @ Teshima
Tobias Rehberger @ Teshima
Il primo, raggiungibile in 30 minuti in bicicletta dal porto (non c’è praticamente nessun altro modo) è “Les Archives Du Coeur“, di Christian Boltanski.
Questo spazio raccoglie tutto il materiale audio registrato negli anni dall’artista francese per questo specifico progetto: si tratta del battito cardiaco di ogni visitatore che si sia prestato a farselo registrare e catalogare.
Il tutto è ascoltabile in rotazione all’interno di una stanza buia, illuminata dal suono dei singoli battiti connessi ad una luce ad intermittenza (esperienza molto forte e intensa), oppure accedendo ad alcuni computer attrezzati con cuffie e posizionati ad arte proprio davanti ad una piccola vetrata sul mare.
Se vuoi partecipare al programma di archiviazione, puoi accedere alla recording room pagando una piccola somma e ricevendo anche un cd con il suono del tuo cuore.

Christian Boltanski @ Teshima
Christian Boltanski @ Teshima
La seconda visita “museale” che vi raccontiamo è quella al Teshima Art Museum, architettura meravigliosa di Ryue Nishizawa.
Fai un piccolo sentiero artificiale all’interno della vegetazione ed entri dentro a questo grande guscio di pietra bianca con all’interno… niente.
Davvero.
O meglio, qualcosa che sembra niente ma in realtà è un’installazione dell’artista Rei Nato dal titolo “Matrix“, che consiste in acqua depositata sul pavimento in pozze “vive”, in continuo movimento, dovuto alle inclinazioni della struttura.
Due squarci nell’architettura, che in effetti sembra ricordare proprio una goccia d’acqua solidificata, mostrano il cielo a una serie di persone silenziose, alcuni in meditazione, altri spaesati, altri ancora divertiti o stupiti.
Difficile descriverlo a parole, è un’esperienza “da fare”, materialmente ed emotivamente.

Ryue Nishizawa @ Teshima
Ryue Nishizawa @ Teshima
Un viaggio che non possiamo che augurare a tutti voi, quello in queste isole impossibili e magnifiche, per dimenticare per un po’, e non sarà difficile, le vostre (e nostre) convinzioni e convenzioni occidentali.
Non ci credete?
Cliccate sul video per un assaggio “atmosferico”.

Link utili:
http://www.naoshima.net/en/index.php
http://www.benesse-artsite.jp/en/

Tadao Ando @ Naoshima
Tadao Ando @ Naoshima
Tadao Ando @ Naoshima
Tadao Ando @ Naoshima
Tadao Ando @ Naoshima
Dan Graham @ Naoshima
Dan Graham @ Naoshima
Karel Appel @ Naoshima
Karel Appel @ Naoshima
Niki De Saint Phalle @ Naoshima
Niki De Saint Phalle @ Naoshima
Yayoi Kusama @ Naoshima
Yayoi Kusama @ Naoshima

Walter De Maria @ Naoshima
Walter De Maria @ Naoshima
a cura di Co.Ma

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