fondazione memmo: monday; camille henrot

“Passerò tutta l’estate qui compresi i lunedì
quelli li odio di più non lo so ma e’ così.
(Vasco Rossi: “Lunedì”, 1987)

Parliamoci chiaro, di lunedì siamo un po’ tutti uguali, maschi e femmine, ricchi e poveri, intelligenti e capoccioni, romanisti e laziali, soprattutto nel preciso momento in cui suona la sveglia ed inizia ufficialmente un’altra settimana di lavoro, stress, traffico, parcheggio, impegni, appuntamenti, ritardi e poi di nuovo lavoro, stress, traffico e così via.
Camille Henrot, classe 1978, vincitrice nel 2013 del Leone d’Argento alla 55. Biennale d’Arte di Venezia per lo splendido video Grosse Fatigue, “ci” (e forse “si”) mette in mostra alla Fondazione Memmo di Roma.
Già, perché queste figure colte nell’atto di vivere il loro personale lunedì (il Monday del titolo) siamo proprio noi, riflessi nello specchio dell’ironia graffiante e vagamente lisergica di questa geniale e brillante artista francese di nascita e newyorkese di adozione.
Personaggi schiantati, annoiati, malinconici, tutti in cerca di qualcosa, di un ordine nel caos delle loro agende ma ancora di più in quello delle loro esistenze, in grado di strapparci un sorriso ma anche di proiettarci all’interno di una profonda riflessione sui nostri stati d’animo di fronte alle esigenze del nostro privato quotidiano.

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Un’arte che parla di persone a persone, che mostra gli effetti delle nostre ossessioni, i postumi dei nostri fallimenti e i pregressi delle nostre ansie, che non fornisce alcuna soluzione ma pone domande, come dovrebbe di norma fare  l’arte in effetti.
Tra astrazione e figurazione, scultura e pittura, declinata quest’ultima direttamente sui muri, l’artista ha così descritto in modo sarcastico e cinico una grossa parte dei nostri difetti e quindi della nostra umanità, invitandoci ad interrogarci sulla seria possibilità che tali difetti siano in definitiva caratteristiche con le quali convivere in una continua lotta interiore, unica strada per compiere una sana ricerca di miglioramento.
A patto, però, di non continuare a girare sempre sugli stessi errori, di non rimanere incatenati ai nostri ritmi frenetici e alle nostre monotone traiettorie, come accade agli uomini-cane legati ad un vorticoso albero della cuccagna installato in una sala buia della Fondazione Memmo.

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Al centro di questa mostra, insomma, c’è proprio il tempo, visto dall’angolazione dell’effetto che il suo scorrere ha sull’essere umano, con rimandi all’astrologia e simbologie arcane ed arcaiche, a testimoniare riferimenti alti nell’ispirazione di questa grande artista, che sbarca a Roma, per la prima personale nella Città Eterna, con una buona parte del suo repertorio di creatività e di puro talento visivo e comunicativo.
Una delle mostre più interessanti del momento.
Visita obbligatoria.
Magari di lunedì.

Per altre immagini dalla  mostra, l’invito rimane sempre quello di seguirci sul nostro profilo Instagram.

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Fondazione Memmo
via Fontanella Borghese 56B – Roma
Monday
Camille Henrot
a cura di: Cloè Perrone
fino al 6 novembre 2016

Co.Ma

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