maxxi: istanbul. passione, gioia, furore

“Istanbul baluardo sacro per
L’incrocio delle razze degli uomini brucerà”
(Litfiba: “Istanbul”; 1985)

Criticato, snobbato, deriso, il MAXXI fa il MAXXI, ovvero sforna una mostra degna di un museo nazionale di arte contemporanea con ambizioni di internazionalità.
La cura Hou Hanru funziona?
Pare proprio di sì.
ISTANBUL. PASSIONE, GIOIA, FURORE, a cura proprio di Hou Hanru con Ceren Erdem, Elena Motisi e Donatella Saroli, è un percorso strutturato e coinvolgente attraverso le strade della più grande metropoli della Turchia, uno dei principali centri nevralgici degli scambi culturali ma anche dei contrasti sociali, economici, religiosi e politici non solo di un’intera zona geografica, ma di tutto il mondo, in quanto punto di snodo e ponte tra oriente ed occidente.

PATTU: Space Inventor
PATTU: Space Inventor
Ali Taptik: Distant Relatives
Ali Taptik: Distant Relatives
Güneş Terkol: Couldn't Believe What She Heard
Güneş Terkol: Couldn’t Believe What She Heard
Antonio Cosentino: Tin City
Antonio Cosentino: Tin City

Divisa in capitoli che legano le opere esposte in una ragnatela di concetti e significati e molto ben chiara nell’allestimento e nella spiegazione, grazie anche a didascalie puntuali ed estremamente semplici, questa è una mostra in grado di avvicinare realmente le persone all’arte e agli artisti, prendendole letteralmente per mano lungo architetture, vicoli, mura antiche, strade polverose, mercati, grattacieli, persone, istituzioni, incontri e scontri di questa incredibile città.
Menzione speciale per Halil Altindere, classe 1971, presente in mostra con moltissime opere a dimostrazione di un repertorio di creatività che si muove liberamente tra scultura iperrealista, fotografia, installazione e video.
Proprio un suo video, Wonderland (al quale si riferisce il frame proposto come immagine in copertina), rappresenta, secondo noi, l’apice di tutta l’esposizione, documentando, sotto forma di videoclip musicale su base hip-hop, la rabbia e la speranza di alcuni ragazzi del quartiere Sulukule, occupato tradizionalmente dalla comunità rom, in fase di demolizione per motivi di presunto miglioramento urbanistico.

Halil Altindere: Mad Man
Halil Altindere: Mad Man
Halil Altindere: Telephone Call from Istanbul
Halil Altindere: Telephone Call from Istanbul
Halil Altindere: The Monument of an Illegal Street Vendor
Halil Altindere: The Monument of an Illegal Street Vendor
Sarkis: Two Rainbows
Sarkis: Two Rainbows
Ali Kazma: Calligraphy
Ali Kazma: Calligraphy

La riflessione politica di Altindere scandisce un ritmo costante e quasi tribale tra i lavori di tutti gli artisti presenti, da quelli già ampiamente affermati e riconosciuti, come Sarkis e Ali Kazma, passando per una generazione di trenta-quarantenni con creatività e idee molto varie e meritevoli di ogni attenzione.
Così, per fare alcuni esempi, Pınar Öğrenci trasforma il visitatore nello spione curioso che sbircia i passanti attraverso un foro praticato su una palizzata di legno a nascondere un cantiere, Nilbar Güreş lo invita a riflettere sulla condizione della donna nella storia e nel presente, Hera Büyüktaşçıyan coinvolge la sua memoria, storica e personale, attraverso quello tra i cinque sensi che risulta più cedevole al ricordo, l’olfatto, Osman Bozkurt lo spinge sul confine geografico e politico che divide, di fatto, esseri umani da altri esseri umani e il collettivo SO? lo costringe ad attraversarlo quel confine, attraverso le barriere di contenimento usate durante le manifestazioni, a marcare una delimitazione solo fisica e artificiale, mai spirituale e reale.

Pınar Öğrenci: Collapsing New Buildings
Pınar Öğrenci: Collapsing New Buildings
Nilbar Güreş: Self-Defloration
Nilbar Güreş: Self-Defloration
Nilbar Güreş: Rose of Sapatao
Nilbar Güreş: Rose of Sapatao
Hera Büyüktaşçıyan: In situ
Hera Büyüktaşçıyan: In situ
Osman Bozkurt: Tape Republic
Osman Bozkurt: Tape Republic
SO?: Lost barrier
SO?: Lost barrier

Cosa dire di più?
Mostra imperdibile.
L’arte contemporanea a volte passa da Roma.
Davvero.

MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
Via Guido Reni, 4/A – Roma
ISTANBUL. PASSIONE, GIOIA, FURORE
a cura di Hou Hanru con Ceren Erdem, Elena Motisi e Donatella Saroli

Hamra Abbas, Can Altay & Jeremiah Day, Halil Altındere, Emrah Altınok, Architecture For All (Herkes İçin Mimarlık), Volkan Aslan, Fikret Atay, Atelier Istanbul: Arnavutköy, Vahap Avşar, İmre Azem & Gaye Günay, Osman Bozkurt, Angelika Brudniak & Cynthia Madansky, Hera Büyüktaşçıyan, Antonio Cosentino, Burak Delier, Cem Dinlenmiş, Cevdet Erek, İnci Eviner, Extrastruggle, Nilbar Güreş, Ha Za Vu Zu, Emre Hüner, Ali Kazma, Sinan Logie & Yoann Morvan, Networks of Dispossession, Nejla Osseiran, Ceren Oykut, Pınar Öğrenci, Ahmet Öğüt, Didem Özbek, Şener Özmen, PATTU, Didem Pekün, Zeyno Pekünlü, Mario Rizzi, Sarkis, SO?, Superpool, ŞANALarc, Ali Taptık, Serkan Taycan, Cengiz Tekin, Güneş Terkol, Nasan Tur

fino all’8 maggio 2015

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Co.Ma

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