macro: cross the streets

Roma Capitale della street art.
Questa affermazione è una realtà da diversi anni, considerando la quantità e qualità degli interventi che proliferano in ogni quartiere della città, con firme di valenza non solo italica ma internazionale.
Sono  molte poi le fondazioni sul territorio che si occupano di arte urbana ed organizzano esposizioni, festival, raduni, incontri, residenze e commissioni di opere pubbliche.
A tutto ciò si aggiunge l’attività competente ed appassionata di alcune gallerie di settore (ma non di nicchia) che contribuiscono a diffondere il verbo nel mondo dei collezionisti.
E i musei?
Il Macro risponde all’appello e proprio in questi giorni ospita, nei suoi spazi, la strada e il suo linguaggio e lo fa con una mostra, Cross the streets, ideata e prodotta da Drago, in collaborazione con nufactory, sotto l’egida di Roma Capitale e Regione Lazio.

WK Interact: The Gladiator
Bo130: Parabellum (The End)
JBRock: Manifesto
Shepard Fairey (Obey Giant): Middle east mural
Evol: Arbeiter schliessfacher (Worker’s lockers)

Il curatore, Paulo Lucas von Vacano, ha messo insieme un discreto numero di artisti e di opere, disseminati su due piani del museo e suddivisi in percorsi tematici, da un incipit all’insegna della storia, con nomi celebri ed alcune inevitabili mancanze, fino ad un’escursione alla scoperta del writing romano ma anche all’approfondimento sugli eventi che negli ultimi venti anni hanno contribuito al successo di questo straripante fenomeno artistico.
La mostra scorre molto bene, con picchi notevoli nel caso di alcuni maxi interventi, come quello dei romani JBRock e Diamond o quello di Lucamaleonte o del francese WK Interact.
Illumina la scena anche la presenza della superstar Shepard Fairey, stile grafico e impegno politico inconfondibili, che partecipa anche lui con un una gigantografia, in questo caso su tela.
Diverte poi la presenza ripetuta di piccoli e grandi interventi di Invader, altro celebre artista che nel tempo ha lasciato traccia di sé nelle strade della capitale.
Anche l’installazione entra nelle crepe di questo linguaggio creativo grazie, ad esempio, al tedesco Evol e alle sue riflessioni artistico-architettoniche ma anche ai lavori del collettivo Why Style.
Una mostra da vivere, fotografare e condividere, un’esposizione democratica e multirazziale, talmente ampia da accogliere anche settori dell’arte e dell’illustrazione di declinazione pop-surrealista, a testimoniare un ecumenismo curatoriale che non disturba, ma anzi allarga l’offerta visiva e culturale.

Diamond: Sorella morte
Lucamaleonte: Mucchio di fagiani
Sten&Lex: Stencil poster 76, 78
Invader: The green Ghost
Mark Jenkins: Flower power

Come dicevamo rumoreggiano alcune sanguinose assenze, ma certo in mostre del genere non si può fare a meno di operare delle scelte.
L’errore fa parte del gioco, della vita e della strada stessa.
La strada osserva, la strada governa, come dice il curatore nel catalogo, per una visione più ampia non rimane che lei allora, la strada appunto.
Si mette il naso fuori dal  museo e quel museo a cielo aperto che è Roma rivelerà le assenze.
Riguardo poi all’annosa questione della street art che non dovrebbe entrare in un museo per non privarsi della sua reale identità, come abbiamo già detto più volte qui sul pianeta Artequando, per noi la parola Street è senz’altro bella, importante e significativa, ma la parola Art rimane quella più forte ed inequivocabile.
Arte.
E artisti.
Dove?
Dove devono stare.
Dovunque.
Quindi anche in un museo.

Galo: Come to life…
Ozmo: Voi valete più di molti passeri
Solomostry: Riot
Stefano Nico Proietti: Hand luggage
Pax Paloscia: Senza titolo

Venite a trovarci su Instagram per altre immagini della mostra.
Chiusura domenica 1 ottobre.
Visita consigliata.

MACRO
via Nizza, 138 – Roma
Cross the Streets
a cura di Paulo Lucas von Vacano
fino al 1 ottobre 2017

Co.Ma

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