macro: anish kapoor

Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate.
Non per scomodare il Sommo Poeta, ma di certo questa antologica al MACRO di via Nizza dedicata ad Anish Kapoor lascia la sensazione forte di essere stata allestita per provocare nel visitatore un’inquietudine per nulla sottile.
C’è sempre stato spazio nella storia dell’arte per l’indagine sull’essere umano visto dal punto di vista della sua carnalità, dalla corporeità presente nei dipinti del
Rinascimento o nel barocco fino  alle esperienze performative della body art e quindi, di fondo, fino ai giorni nostri.
C’è, inoltre, un flusso che unisce il bue macellato di Rembrandt a quello scuoiato di Chagall, la carcassa di Chaim Soutine a quelle che fanno da sfondo alla figura distorta di Papa Innocenzo X in un celebre dipinto di Francis Bacon, a testimoniare come l’essere umano sia stato spesso indagato anche attraverso la rappresentazione cruda e violenta della carne animale.

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In queste opere materiche, in questi trionfi di silicone e rossi accesi di Anish Kapoor sembra invece di percepire il richiamo spirituale di artisti più contemporanei, pensiamo ad Hermann Nitsch, ma anche a Marc Quinn o per certi aspetti a Damien Hirst o Jan Fabre.
Non ci sono solo squarci sanguinolenti in questa mostra comunque, anche se essi rappresentano la parte più consistente nelle scelte del curatore Marco Codognato.
Ci sono, ad esempio, oltre alla gigantesca struttura “Sectional Body Preparing for Monadic Singularity”, anche un paio di superfici specchianti, a testimoniare la volontà di allestire uno spaccato di un’ampia parte dell’immaginario dell’artista, anche se, come detto, a rubare la scena sono soprattutto le opere più aggressive e disturbanti.
Addirittura un cartello, ad ingresso museo, avverte della possibilità di rimanere impressionati dai contenuti e dalle immagini presenti in mostra… insomma… un po’ di stomaco allenato bisogna averlo ma non si hanno notizie di svenimenti o crisi di panico, almeno finora.

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Una cosa è certa: Anish Kapoor continua a far parlare di sé e a dividere.
Per alcuni è stato bravo ma ora non lo è più.
Per altri non lo è mai stato ma per altri ancora è un genio da sempre.
In ogni caso, al di là dei giudizi personali, che si tratti di un invito a riflettere sugli orrori della nostra attualità o del tentativo di connettersi con gli archetipi e i miti dell’antichità, questo allestimento viscerale (nel vero senso del termine) restituisce la possibilità di avvicinarsi con forza e senza bisogno di chissà quale filtro critico all’ultima produzione di uno dei più affermati artisti contemporanei, che ritorna ad esporre in uno spazio istituzionale italiano dopo ben 10 anni.
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Buona visita.

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MACRO
via Nizza, 138
Anish Kapoor
a cura di Marco Codognato
fino al 17 aprile 2017

Co.Ma

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