l’arte contemporanea è finita, andate in pace. parola di francesco bonami

Nuova uscita editoriale per Francesco Bonami.
Dopo “Lo potevo fare anch’io”, libro di grande successo che in qualche modo ha aperto la strada a tutti gli altri, il critico e curatore fiorentino prosegue nel percorso di divulgazione attraverso le armi vincenti della semplicità e dell’ironia.
Più o meno con cadenza annuale siamo ormai abituati all’uscita di un nuovo capitolo della saga Bonami contro tutti, caratterizzata da libri sempre molto leggibili, pieni di sarcasmo e spesso pungente sberleffo nei confronti del mondo dell’arte di oggi.
Ma non c’è solo questo, ci sono anche esperienza ed autorevolezza in questo personaggio e soprattutto un’innata capacità di usare il linguaggio più facilmente comprensibile per fornire punti di vista interessanti ed inediti.
In questo nuovo lavoro, inoltre, si affaccia una nuova teoria, provocatoria e un tantino dissacrante ma molto ben argomentata: l’arte contemporanea è finita.
Sì, certo, lo abbiamo sentito dire tante volte, ma qui la particolarità risiede nel fatto che il Bonami definisce “contemporanea” l’arte che inizia con il cesso di Duchamp e finisce con il cesso di Cattelan, quello tutto d’oro nel quale ha pisciato mezzo mondo al Guggenheim di New York, cioè considera l’espressione “arte contemporanea” totalmente priva della componente cronologica legata ad ogni singolo presente della storia e gli dona  la valenza di un’epoca ben definita, come per  l’arte moderna, il rinascimento o l’arte antica.
Cosa sarà domani o come verrà chiamata l’arte del futuro, cioè quella da oggi in poi, non è dato saperlo, di certo, così si conclude il libro, saranno solo gli artisti più grandi, quelli cioè capaci di tornare bambini e di mettersi a nudo attraverso la propria arte, a veicolarci in una nuova visione, in una nuova era.
Lo stile, come detto, è quello di sempre ed anche la tecnica è molto chiara: capitoli brevissimi, due o tre pagine massimo, con titoli scherzosi e giochi di parole ad annunciare da subito il contenuto.
Non mancano stoccate e punzecchiature verso obbiettivi illustri, da Marina Abramovic ad Ai Weiwei (paragonato a Donald Trump e ribattezzato quindi Trumpwei), da Michelangelo Pistoletto a Damien Hirst, solo per citarne alcuni, ma non anticipiamo nulla, il libro va letto senza se e senza ma.
Ci sono anche gli artisti catartici, quelli veramente bravi e il buon Bonami per loro si scioglie come neve al sole: è il caso, ad esempio, di Charles Ray, protagonista, non a caso, dell’ultimo capitolo, quello in cui si parla proprio del tornare bambini.
Particolare segnalazione per un capitolo che qui sul pianeta Artequando abbiamo parecchio apprezzato, quello dedicato all’arte di curare l’arte ed al ruolo dei musei, invitati ad essere consapevoli della propria grande responsabilità e a fornire al pubblico tutti gli strumenti per comprendere ciò che hanno davanti, magari anche attraverso etichette accanto alle opere scritte in modo intelligente e chiaro e audioguide accattivanti ed utili.
Amen.
Artequando applaude, poi parte la standing ovation.
Libro straconsigliato.
Magari con dedica… come il nostro.

Francesco Bonami
L’arte nel cesso
da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell’arte contemporanea
ed. Mondadori (2017)

Co.Ma

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