giuseppe pizzuto: galleria wunderkammern

Incontriamo Giuseppe Pizzuto, direttore insieme a Giuseppe Ottavianelli, della galleria Wunderkammern, attivissimo spazio con base a Roma nel quartiere Torpignattara.
In mostra, fino al 28 marzo, “Matrici Distrutte”, con opere di Sten Lex, duo di artisti italiani ormai lanciati nell’olimpo della street art internazionale.
Mancano pochi giorni ancora alla chiusura, se non ci siete stati andate immediatamente.
E’ quasi un ordine.
Le foto sono state “rubate” al volo con un semplice smartphone, come d’usanza qui ad Artequando.

Artequando: Giuseppe, le prime domande sono “di rito”. Quanti anni hai e poi come nasce la tua passione per l’arte?
Giuseppe Pizzuto: Ho 34 anni. L’arte ed il suo mondo mi hanno da sempre incuriosito ed appassionato. Per questo quando Giuseppe Ottavianelli (l’altro direttore), tornato in Italia dopo una lunga esperienza all’estero, mi ha proposto di entrare a far parte del progetto Wunderkammern non ho avuto alcuna esitazione ad accettare.

A: La galleria nasce nel 1998 a Spello e si sposta circa sette anni fa a Roma. Quali sono le difficoltà e i vantaggi di lavorare oggi nel settore dell’arte contemporanea in questa città?
GP: Il vantaggio di essere a Roma è dato dall’opportunità di frequentare un luogo speciale per quanto riguarda l’arte. Penso che Roma sia una delle città più ricche al mondo da questo punto di vista (lasciamo stare la polemica sulla scarsa valorizzazione del patrimonio artistico e culturale capitolino). Molti artisti sono affascinati dalla possibilità di confrontarsi con Roma e con la sua storia. Ad esempio la mostra intitolata “Monumental” di Sam3 con cui abbiamo inaugurato il progetto Limitless nasceva proprio da un’esigenza dell’artista di confrontarsi con il concetto di tempo e di monumento (ovvero di un qualcosa che viene costruito anche per sfidare i limiti temporali, quantomeno quelli umani), ed è stato molto importante per lui farlo in una delle città in assoluto più ricche di monumenti. Anche Rero con la sua mostra “Supervised Independence” ha dedicato alcune sue opere al rapporto con la città eterna. L’altra faccia della medaglia è che a volte Roma può essere particolarmente chiusa. Ci sono città molto più piccole in cui c’è una mentalità più aperta alle novità e, di conseguenza, c’è più fermento “culturale”. La cultura (e tutte le opportunità anche a livello economico ed occupazionale legate alla stessa ed alle cosiddette “industrie creative”) non può non rivestire un ruolo da protagonista nel panorama romano. Non sto dicendo che a Roma non si fa nulla da questo punto di vista, ma sono sicuro che abbiamo il dovere morale di fare molto di più e molto meglio.

sten lex wunderkammern 04

A
: Spiegaci il nome della galleria. La parola Wunderkammern evoca scenari alchemici, stravaganti e multiculturali. Nella scorsa Biennale di Venezia lo stesso Massimiliano Gioni aveva in qualche modo giocato su questo concetto di camera delle meraviglie nel percorso da lui creato.
GP: La filosofia della galleria, sin dalla sua fondazione a Spello ad opera di Franco Ottavianelli ed Afra Zucchi, è sempre rimasta legata al concetto di “meraviglia”: le wunderkammern (letteralmente le “stanze della meraviglia”, appunto) storicamente erano delle camere di abitazioni private dove i primi collezionisti raccoglievano le meraviglie scovate in giro per mondo per poi renderle fruibili ad amici e conoscenti. Quello che da sempre ci appassiona è il tema della creazione di meraviglia e stupore nel fruitore delle opere. Banalizzando, la nostra mission può considerarsi raggiunta quando qualcuno, entrando nella nostra galleria, ha un’emozione sintetizzabile in un “wow”.

A: Questa galleria ha una forma architettonica veramente particolare, dovuta agli spazi nei quali si è adattata. Cosa c’era prima e come vi è venuto in mente di usare questi locali per una galleria d’arte?
GP: C’era un deposito di frutta originariamente. L’idea di usare questi spazi per la galleria l’ha avuta Giuseppe Ottavianelli nel 2007. Una scelta molto coraggiosa ma che nel tempo si è rivelata assolutamente vincente. Oggi chiunque entra a Wunderkammern per la prima volta rimane sorpreso dalla magia della nostra location, e questa è la “prova provata” che il nostro è uno spazio perfetto per una galleria d’arte.

sten lex wunderkammern 05

A
: Te e Giuseppe Ottavianelli. Due direttori… come vi dividete il lavoro?
GP: 50 e 50 direi. A parte le battute, con Giuseppe Ottavianelli la divisione del lavoro avviene in modo del tutto naturale. Alcuni artisti li seguo io, altri li segue lui, ma siamo sempre coordinati ed allineati su tutto, e ci confrontiamo costantemente su ogni aspetto. Penso che la nostra coesione sia uno dei nostri maggiori punti di forza.

A:  Qual è il tuo rapporto con gli artisti?
GP: A me piace moltissimo avere a che fare con gli artisti ed entrare nei loro mondi. La verità è che sono totalmente affascinato dal loro lavoro e dal loro universo interiore. Con ogni artista ho un rapporto diverso, ma in linea generale posso dire che per me essere a fianco degli artisti nella creazione di una mostra o nella strutturazione di un progetto è una delle cose più stimolanti e che mi danno più soddisfazioni.

A: Wunderkammern è un osservatorio privilegiato sul mondo e sull’ambiente della street art, ora finalmente ampiamente diffusa e riconosciuta. Dipende dal fatto che oggi il confine tra “legalità” e “illegalità” si è ristretto o anche da altri fattori?
GP: In questo momento in Italia si sta vivendo quello che è accaduto in altri paesi (Francia, UK, USA) già da un diversi anni. Come al solito siamo un po’ indietro, ma prima o poi arriviamo anche noi. Fa parte di un processo fisiologico di scoperta di questo movimento da parte del grande pubblico. Penso invece che il tema legale/illegale appassioni sempre di meno. Mi piace di più discutere sul lavoro di un artista a 360° piuttosto che limitarmi alla diatriba legale/illegale.

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A
:  Due parole su Sten Lex, attualmente in mostra in galleria. Successo meritatissimo. E’ solo una sensazione oppure davvero i nuovi lavori di questo duo sembrano andare sempre più verso un’astrazione geometrica e architettonica?
GP: Sicuramente Sten Lex hanno fatto una scelta coraggiosa, uscendo dall’universo dei ritratti che li hanno resi famosi in tutto il mondo. Come tutti i grandi artisti, anche loro ad un certo punto del loro percorso hanno sentito l’esigenza di confrontarsi con un nuovo linguaggio e da qui il passaggio all’astratto. Ripeto, una scelta coraggiosa e che approvo in pieno. Un artista che diventa molto conosciuto per una particolare tipologia di lavoro, se si ferma e continua a ripercorrere strade già battute, rischia di chiudersi in se stesso con il rischio di rendere il suo lavoro meno interessante.

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A:  Parliamo di Light up Torpigna! Agostino Iacurci ha da poco completato una nuova opera; è il quarto artista per questo progetto e per questo quartiere. Come è nato e perché proprio Torpignattara?
GP: Beh, Torpignattara è un po’ casa nostra. Light Up Torpigna! è una cosa che va in assoluta continuità con il nostro approccio di lasciare sul territorio una traccia del passaggio degli artisti che invitiamo e quindi una traccia anche nostra. Grazie al Comune di Roma è stato possibile realizzare questo progetto che, spero, possa aver arricchito il nostro territorio.

A: Quali sono i progetti futuri della galleria?
GP: Uff… ne abbiamo tantissimi… stiamo lavorando ad un progetto non a Roma e che dovrebbe svilupparsi prima dell’estate. Stay tuned!

A: Un artista superstar che sogni di poter ospitare negli spazi di Wunderkammern.
GP: La definizione di “superstar” non mi convince totalmente. Ad ogni modo ci piacerebbe molto coinvolgere artisti come Shepard Fairey o Blu nei nostri progetti.

A: Un artista giovane che stai seguendo ultimamente e che ci consigli di tenere sottocchio.
GP: Intanto la parola “giovane” (a trent’anni sei giovane? E a quaranta? Io sono giovane?) è spesso foriera di equivoci… ovviamente io non posso che consigliarvi di tenere d’occhio tutti gli artisti con cui lavoriamo dato che se ci lavoriamo vuol dire che stiamo investendo su di loro perché crediamo molto nella loro ricerca e nelle loro potenzialità.

Wunderkammern
via Gabrio Serbelloni, 124 – Roma
http://www.wunderkammern.net/

Co.Ma

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