giulia spernazza: il silenzio è rock!

Giulia Spernazza, 36 anni, artista romana che si muove con eleganza tra pittura e scultura, in mostra in questi giorni alla Galleria Faber di Roma in una bellissima bipersonale con Arianna Matta, curata da Tomoko Asada e Cristian Porretta.
Proprio tra le mura della galleria l’abbiamo incontrata per una piacevole e rilassata chiacchierata.

Artequando: Iniziamo parlando della tua storia e di come nasce il tuo rapporto con l’arte.
Giulia Spernazza: Quando ero bambina mi capitava sempre di stare davanti alla tv ma senza guardarla; avevo il mio bel foglio e le matite e disegnavo. Quando si è trattato, più avanti, di dover scegliere la scuola e il tipo di studio, non ho avuto il minimo dubbio e mi sono iscritta al liceo artistico Caravillani, a Roma, con indirizzo figurativo. A dir la verità l’arte non era la mia unica passione, in quel periodo studiavo danza. Finito il liceo, per lavoro, mi sono messa ad insegnare proprio danza, mentre in parallelo dipingevo, finché non sono riuscita a capire come gestire i tempi e ad organizzarmi e mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti, sempre a Roma.

A: Che indirizzo hai scelto? Pittura?
GS: In realtà Decorazione, ma praticamente Pittura, perché il mio professore era un pittore e da subito abbiamo iniziato a dipingere, anche su tela.

Giulia Spernazza: Fades; 2015, acrilico su tela; 100x50
Giulia Spernazza: Fades

A: Come giudichi la tua esperienza all’Accademia?
GS: Positivamente dal punto di vista umano, per il confronto con gli altri amici artisti che studiavano con me. Dal punto di vista strettamente didattico, diciamo che eravamo lasciati molto liberi di esprimerci e sperimentare. Questo, da un certo punto di vista, può considerarsi un metodo di insegnamento molto efficace per permettere all’allievo di trovare la propria personalità in arte senza subire o copiare quella del maestro di turno, a patto però che l’allievo in questione abbia già di suo una personalità e una sensibilità spiccata. Se sei un po’ timido e insicuro, potresti anche bloccarti; in quel caso forse un insegnamento più legato alle tecniche di base potrebbe essere maggiormente indicato, lasciando poi al tempo e all’esperienza il compito di formare uno stile più definito. In ogni caso, per quanto mi riguarda, è andato tutto molto bene e l’esperienza è stata senz’altro positiva, davvero.

A: Cosa è successo appena uscita dall’Accademia? Giovane artista donna in cerca di…?
GS: In cerca di uno spazio dove poter lavorare, principalmente. L’ho trovato quasi subito per fortuna ed è lo stesso dove sono ancora oggi, in zona ghetto, su strada. Un posto perfetto per me, molto flessibile, in cui posso lavorare come in un normalissimo studio d’artista, ma anche esporre in prima persona le mie opere.

A: Bello. Un po’ laboratorio e un po’ galleria, quindi.
GS: Sì, diciamo così. Una situazione del genere ovviamente aiuta molto, soprattutto agli inizi, quando è difficile riuscire a trovare occasioni per esporre e farsi conoscere. Non voglio cadere nella retorica del mondo dell’arte pieno di gente senza scrupoli che si approfitta dei giovani artisti, perché generalizzare è sempre sbagliato, ma insomma… trovare persone oneste e preparate in questo ambiente può risultare difficile, se non hai esperienza. Io ho avuto la fortuna di conoscere Cristian Porretta di Faber circa quattro anni fa e quella con lui è una collaborazione per me molto importante, sana e gratificante, dal punto di vista professionale e umano.

A: Ecco, parliamo proprio di ciò che esponi in questi giorni in galleria. La tua opera sembra qui rappresentata in tutta la sua varietà, sia pittura che scultura.
GS: La mia ricerca artistica si è sempre mossa su questi due binari, in parallelo. Al liceo ho trovato un insegnante di modellato molto bravo che mi ha permesso di conoscere alcune tecniche fondamentali in questo ambito. Anche all’Accademia ho fatto tutti gli esami di scultura.

Giulia Spernazza: Anima Fragile
Giulia Spernazza: Anima Fragile

A: Come riesci a conciliare la concettualità del tuo lavoro, utilizzando due tecniche diverse? Che approccio hai con questi due linguaggi?
GS: Il rapporto con la pittura è decisamente più intimo, più travagliato, interiore, anche filosofico se vuoi. Mi tocca molto… la pittura per me è una cosa seria. Non che la scultura non sia “seria” per carità, ma io ho un approccio più rude con la materia. Per farti capire, è più facile per me, quando non sono particolarmente ispirata, lavorare un blocco di tufo e riuscire a tirare fuori qualcosa di interessante e valido. E’ come se aggredire la materia per scolpirla sia il mio modo per uscire da un blocco creativo. Con la pittura non è così. La pittura mi fa soffrire, davvero.

A: Il collegamento tra le tue opere in pittura e le tue sculture, a prima vista, sembra più che altro cromatico. Non ci sono figure nei tuoi quadri. Nelle sculture, invece, vedo volti, corpi o frammenti anatomici.
GS: In realtà di collegamenti ce ne sono molti, magari non così visibili ed immediati. Innanzitutto sono entrambi linguaggi figurativi. In pittura sono al limite dell’astrazione, certo, ma parto sempre dalla memoria di un paesaggio, magari non reale ma realistico, possibile, portatore di un senso di infinito, di orizzonte. Da questa idea lavoro a togliere e certamente in molti casi si fa fatica a percepire qualcosa al di là delle variazioni di colore e dell’impatto fortemente astratto di alcune tele. Un ricordo che ho dell’Accademia riguarda una frase che mi disse un professore una volta: “non è importante se questa cosa che hai dipinto è una mela o una macchia. L’importante è il colore”. Questa cosa mi è rimasta, in effetti. Anche oggi quando dipingo non mi pongo più il problema se la visone di un paesaggio sia nitida o suggerita, in fin dei conti è sempre e comunque una macchia di colore. Astrazione e figurazione convergono in questo concetto. In scultura, invece, senza ombra di dubbio la figurazione è più evidente, ma anche in quel caso agisco “a ridurre”, specialmente nei lavori in cera, dove cerco sempre forme “essenziali”. Diciamo che in entrambi i casi la mia attenzione è volta a non cadere in una descrizione fine a se stessa. Di certo non si può dire che la scultura sia la riproduzione in 3D di ciò che faccio in pittura, anche perché se così dovesse essere… dovrei scolpire un paesaggio… o dipingere volti. Sto ancora sperimentando soluzioni per fondere le due cose e già qui in galleria, in vetrina, trovi un’installazione, “Radici Alate”, che in realtà è una parte di un’opera più grande che era impossibile allestire per intero e che, vista nella sua totalità, può dare un’idea di cosa ho in mente. Con quest’opera fra l’altro sono stata prima classificata al Premio Adrenalina del Macro Testaccio. Oggettivamente comunque non vedo discordanza tra le mie sculture e i miei quadri, nel senso che la poetica e l’emotività che vengono fuori da questi colori e da queste forme mi sembrano essere della stessa natura. Se ci fai caso, le mie sculture rappresentano sempre personaggi in atteggiamento meditativo e silenzioso, come se fossero in contemplazione dei paesaggi che dipingo.

A: Magari sono proprio i personaggi che mancano nei tuoi quadri. Li hai tirati fuori dalla pittura e trasferiti nel mondo tridimensionale della scultura.
GS: (ride) Sì, perché no? Può darsi che sia andata proprio così. Oppure potrei essere io davanti ad una tela, in atteggiamento riflessivo a pensare a cosa tirerò fuori…

Giulia Spernazza: Radici Alate
Giulia Spernazza: Radici Alate

A: Come nasce la scelta dei materiali, legno e cera soprattutto, per le tue sculture?
GS: La cera è un retaggio dei miei studi sul modellato, infatti in passato ho lavorato anche con l’argilla, in confronto alla quale però la cera risulta essere una materia più immediata, almeno per quanto mi riguarda. Poi certamente c’è anche un motivo legato all’aspetto cromatico, come hai notato tu nella domanda precedente. Il legno, invece, riguarda più i miei inizi con la scultura, legati al tufo e quindi ad un approccio fisico, aggressivo e istintivo, un lavoro come si dice in gergo “a togliere”.

A: Anche in pittura sembra, lo hai accennato poco fa confermando questa sensazione, che il tuo lavoro sia principalmente “a togliere”.
GS: Vero. Quando dipingo sono fortemente condizionata dal tentativo quasi ossessivo di trovare armonia ed equilibrio all’interno dello spazio, ma sempre attraverso un lavoro di sintesi più che di somma o moltiplicazione. Voglio che i concetti vengano espressi con meno linee e colori possibili, affinché il messaggio sia chiaro e non inquinato da forme e figure che potrebbero distogliere l’attenzione da ciò che voglio comunicare. Questo approccio spesso mi spiazza, perché ti assicuro che è più facile aggiungere che togliere, soprattutto nelle grandi dimensioni. Per questo prima dicevo che la pittura per me è un travaglio interiore. Dipingere davvero mi sfinisce: quando sono di fronte ad una tela grande so già in partenza che sarà una lotta molto dura tra me e lei.

A: Una lotta in cui il risultato finale però è quanto di più calmo e rilassante si possa immaginare. Sembra che la musica di questi quadri… sia il silenzio.
GS: E’ così. Ma è ovvio che dopo aver combattuto e vinto, ci sia spazio per una pace interiore finalmente raggiunta.

Giulia Spernazza: Urban View
Giulia Spernazza: Urban View

A: Quali sono i tuoi riferimenti?
GS: Nella storia dell’arte ce ne sono innumerevoli. Sicuramente Morandi a livello cromatico. All’Accademia dipingevo con colori molto più accesi, poi pian piano ho iniziato a spegnere questo forte cromatismo e ad usare molto il bianco e ricordo che il professore mi consigliava di continuare in questa direzione, spingendomi ad approfondire lo studio prima della scuola romana e poi di artisti come Felice Casorati, sul quale infatti ho incentrato la mia tesi e che considero, a livello di strategia della composizione, davvero un grande maestro. Sono arrivata quindi nel tempo a questa pittura tonale che utilizzo oggi con i risultati che vedi. Visto che ho citato Casorati per la composizione, non posso non citare allora Rothko, per la sintesi ma soprattutto per la linea orizzontale che ormai è diventata quasi imprescindibile per me.

A: Qui alla galleria Faber le tue opere sono esposte in dialogo, o forse dovrei dire in contrasto, con quelle di Arianna Matta, molto diversa da te eppure perfettamente complementare. Cosa mi dici di questo accoppiamento pensato da Cristian e Tomoko?
GS: All’inizio la cosa mi ha subito entusiasmato, perché il confronto con altri artisti è sempre importante ed eccitante. Poi, quando ho visto i lavori di Arianna, un po’ mi sono spaventata, temendo che il contrasto fosse davvero eccessivo tra il suo gesto così forte e rumoroso e il mio così silenzioso e tenue. Immagina una come me, abituata come ti ho già detto alla ricerca dell’armonia, messa invece all’interno di una mostra costruita su una diversità così evidente. Una volta visto l’allestimento invece, ho fatto milioni di complimenti ai curatori e galleristi, perché questi due linguaggi messi così a confronto mostrano in modo ancor più chiaro la propria identità. Bella anche la scelta di non dividere la galleria nettamente in due, quindi con una parete a testa, ma di sfruttare invece lo spazio in questo modo particolare, ad incrocio, quasi a formare un otto orizzontale, che se poi ci pensi è il simbolo dell’infinito. Se ci fai caso, sembra quasi, facendo un volo di fantasia, che i lavori di Arianna rappresentino quello che c’era prima lì dove poi io dipingo, togliendo, lo stato attuale di questo luogo immaginario. Ma anche, se vuoi, che i miei paesaggi deserti rappresentino la base sulla quale poi Arianna costruisce i suoi mondi, in questo caso aggiungendo e sommando. E’ proprio un bell’allestimento. Mi piace moltissimo.

Giulia Spernazza: Abstract View
Giulia Spernazza: Abstract View

A: Ci sia permessa una domanda autoreferenziale. Hai letto qualcosa sul nostro blog? Ci conoscevi? Cosa ne pensi?
GS: Sì, ho letto l’intervista al mio amico Jacopo Mandich e mi è piaciuta molto. Avete un approccio informale molto divertente e colloquiale.

A: Allora adesso una domanda estemporanea. Che musica ascolta una come te che “dipinge il silenzio”?
GS: (ride) Ora ti stupirò! A livello di formazione ti dico punk e grunge. Ci sono persone che entrano in studio da me mentre sto dipingendo e rimangono colpiti dal vedermi all’opera mentre ascolto Nirvana, Pearl Jam o Alice In Chains. La domanda più frequente è: sei la stessa persona che dipinge questi quadri così calmi e tranquilli? In realtà poi ascolto anche molta musica elettronica, Massive Attack, Portishead.

A: Magari farò la stessa domanda ad Arianna Matta e lei, che dipinge in modo così esplosivo, mi risponderà Mozart…
GS: Non lo escluderei.

A: Bene. Grazie per questa piacevole mezzoretta di chiacchiera informale. Appena arrivati a casa mettiamo su qualcosa dei Clash per rimanere in atmosfera.
GS: Ottima scelta. Passatemi qualche cd allora…

Giulia Spernazza sarà in mostra, insieme ad Arianna Matta, alla Galleria Faber fino al 12 luglio.
Clicca qui per il sito dell’artista.
Ringraziamo Cristian Porretta per la gentile concessione delle immagini.

Co.Ma

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