galleria varsi: reality check; broken fingaz

Prendi un collettivo israeliano attivo da 15 anni e molto noto in tutto il mondo sulla scena della street art, organizza la sua prima mostra personale in Italia e però scollettivizzalo, cioè tratta tutti i suoi membri come artisti singoli, ognuno con le proprie opere, mettendo su di fatto una collettiva di un collettivo.
Ecco “Reality Check”, alla galleria Varsi, il primo solo show italiano dei Broken Fingaz, un’occasione per vedere all’opera Unga, Tant e Deso, tre artisti chiaramente allineati nei concetti ma con attitudini stilistiche sufficientemente diverse tra di loro da rendere davvero interessante questa curiosa operazione curatoriale.

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Entriamo e ci troviamo subito all’interno di un ambiente domestico, dal gusto notevolmente retro e vagamente psichedelico (è impossibile immaginare ormai una mostra da Varsi senza il virtuosismo installativo targato TrasformAzioni Urbane): l’arte dei Broken Fingaz viene così allestita direttamente sulle pareti di una casa, come se il visitatore fosse invitato a viverla in una dimensione intima e quotidiana.
In realtà, esondando nello spazio espositivo, gli artisti hanno disseminato indizi in ogni dove, contaminando la galleria con immagini, provocazioni e suggestioni, dimostrando un talento non solo grafico e pittorico ma anche strutturale e progettuale.
L’immaginario del collettivo israeliano è molto vasto, guarda ad oriente come ad occidente; l’ispirazione di questi artisti sembra avere una radice sovversiva, contenuta soprattutto nel particolare linguaggio lisergico e distorto, che si origina dalle problematiche politiche e sociali del Medio Oriente ma si declina attraverso un esplicito omaggio alla cultura europea, tra pop e pulp.

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Il fumetto appare chiaramente come qualcosa di più di una fonte d’ispirazione, con riferimenti che spaziano dall’horror all’erotico.
Ad essere messi a nudo però, più che i corpi, sono i contrasti insiti nella natura umana, le contraddizioni del proprio io, le sfaccettature e le perversioni più private del nostro animo, soprattutto le auto-repressioni e i falsi moralismi.
Per l’occasione hanno realizzato anche un muro, all’ex dogana, oltre all’immancabile serigrafia in collaborazione con 56 fili.
Di nuovo, grazie a Massimo Scrocca e alla sua galleria, la migliore street art internazionale passa da Roma.

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Galleria Varsi
via di San Salvatore in Campo, 51 – Roma
Reality Check
Broken Fingaz
fino al 5 gennaio

Co.Ma

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