galleria varsi: nox omnibus lucet; gomez

Quando il barocco, la street art e il pensiero contemporaneo si incontrano, probabilmente si salutano come vecchi amici, discutono di universalità e divinità e poi si prendono una birra.
Gomez, ovvero Luis Gomez de Teran, classe 1980, venezuelano di Caracas ma ormai in aria di romanità, rappresenta proprio uno degli incroci trafficati della capitale nel quale questo incontro è non solo possibile, ma già avvenuto.
Andiamo con ordine.
Immaginate di stare a San Luigi dei Francesi, giusto a pochi passi da piazza Navona.
Intercettate un turista che sta per inserire golosamente la monetina nella fessura per sparare la luce artificiale sulla Vocazione di San Matteo.
Lo fermate, spiegandogli, nel vostro inglese magari pure stentato, che Caravaggio quell’opera l’ha pensata proprio per farla apparire dal buio (fosse altro per il fatto di non poter disporre della luce elettrica ai suoi tempi) e forse varrebbe la pena tentare di abituare l’occhio a quell’oscurità per vedere le figure letteralmente emergere dal nero.
Lui vi indica il telefonino.
E’ lì per fotografarla quell’opera e al buio non verrebbe fuori nulla, nemmeno sul suo costosissimo smartphone.
Vi arrendete.

gomez varsi nox omnibus lucet 01

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Ecco… l’ambiente multifocale della galleria Varsi, uno spazio in grado di mutare la propria pelle come un camaleonte, mimetizzandosi e ancora di più modellandosi all’arte che di volta in volta decide di ospitare, accoglie proprio nel buio i lavori di Gomez, alla sua prima mostra personale, quasi a ricreare quella suggestione naturale necessaria per vivere in pieno l’esperienza visiva originaria dei dipinti di quattro secoli fa.
Quasi totalmente autodidatta (sembra impossibile vedendo le sue opere ma pare sia proprio così), questo artista deve molto alla lezione spirituale di Caravaggio, per tematiche, soggetti, colori e tecnica.
L’ispirazione è chiara e si muove nelle altezze siderali della mitologia greca, dell’arte sacra, dell’iconografia cristiana, con una costante ricerca sull’uomo e sulla sua identità, sui suoi tormenti e sulle sue conquiste, il tutto pensato e realizzato con una quasi sovrumana perizia nel gesto e nel segno.
Muovendosi tra le opere di questa mostra sembra di ascoltare un accordo giusto tra note solo apparentemente stonate e distanti tra di loro, come se a sedersi allo stesso tavolo fossero idealmente il preparatissimo e magari pure un pelino barboso professore di storia dell’arte in grado di trattenerti per ore sul concetto di espressione del bello in riferimento ai più alti valori estetici, lo sconosciuto e giovanissimo graffitaro armato di bomboletta spray, il navigato pittore figurativo con le dita sporche di colori ad olio, il filosofo umanista trasandato e vagamente logorroico e il poeta romantico alle prese con le sue tempeste d’amore.
Sembra un incubo… ma lo è solo apparentemente, appunto.

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Illuminano il cuore le opere di Gomez, non c’è niente da dire.
Questo suo girare intorno alla bellezza e al suo contrario, questo suo lasciare lo spettatore sempre in bilico tra l’inquietudine e la felicità, veicola la sua tecnica, così antica e classica, nel nostro tempo, un’epoca di forti contrasti e di verità nascoste.
L’utopia di poter trovare sui muri di una metropoli uno squarcio di Seicento duepuntozero in grado di parlarci della nostra schizofrenica contemporaneità è reale, anche grazie all’attività outdoor di gente come Gomez.
Andate intanto a godervelo da Varsi, fatevi cullare da un’oscurità che è solo apparente e lasciatevi abbagliare da questi dipinti e da questi disegni, portatori sani di luce di conoscenza, di svelamento e di verità.
Viva Gomez.

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Galleria Varsi
via di San Salvatore in Campo, 51 – Roma
Nox Omnibus Lucet
Gomez
fino al 14 luglio 2016

Co.Ma

2 Comments

  1. Me ha gustado mucho vuestra información…voy a subir un post sobre Gomez y voy a utilizar unas fotos vuestras para ilustarlo, os doy las gracias de antemano y os citaré en las fotografias, Gracias

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