galleria faber: antinomie; jacopo mandich

Prosegue il percorso della Galleria Faber di Roma, spazio che seguiamo dalla sua apertura e riteniamo tra i più interessanti nel panorama capitolino e non solo.
In mostra una nuova fase creativa di  Jacopo Mandich, artista vulcanico sempre alle prese con la materia e la sua energia eterica e spirituale.
Il ferro entra in osmosi con il legno e la pietra, per definire primordiali strutture in apparenza portatrici di endemici conflitti tra i materiali costituenti, le “antinomie” del titolo, contraddizioni che generano altre contraddizioni, il tutto declinato in un equilibrio precario sì, ma in perfetta armonia all’interno di un caos primordiale.
L’uomo penetra nella natura, la piega alla sua volontà, ma in questo caso sembra che ci sia un rispetto profondo e reciproco tra le due entità, così il legno accoglie il  metallo e lo custodisce nel suo grembo materno, accettando questo grido di libertà ed anzi esaltandolo in un abbraccio germinale ed esoterico.

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L’arte di Mandich è fortemente evocativa,  le sue sculture rimandano ad illustri riferimenti pur mantenendo una spiccata ed originale identità.
Gli squarci all’interno delle sezioni di tronco riportano ad esperienze spazialiste, ma a volte questa reminiscenza di una storia sempre attuale si fa quasi sfida, soprattutto quando ciò che i nostri occhi vedono convesso, altro non sembra essere che l’evocazione del concavo, in una continua provocazione sensoriale ed estetica.
In ogni caso, al di là delle interpretazioni e della filosofia, le opere di Jacopo Mandich sono molto dirette ed immediate, grazie ad un’estetica accattivante e magnetica.
Prova di questo è il successo continuo della serie dei “Sopravviventi”, piccoli personaggi nati da materiali di scarto, sempre in lotta per la loro esistenza in un mondo post atomico ed incerto.
Due pareti della galleria sono interamente dedicate a loro, immancabili presenze in ogni allestimento di questo artista e parte integrante del suo repertorio più incline all’ironia e ad un sarcasmo graffiante e dissacrante.

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Azzeccatissima, nelle settimane precedenti all’inaugurazione,  la fase di preparazione della mostra, volutamente aperta al pubblico sotto forma di installazione performativa, con l’artista stesso all’opera nell’allestimento delle opere.
“E’ stata l’occasione per scoprire il suo modo di lavorare, del resto un artista con le sue caratteristiche, per apprezzarlo e forse perfino capirlo fino in fondo, hai bisogno di vederlo all’opera nella fase creativa.”
Parole di Cristian Porretta, curatore della mostra e anima della galleria Faber.
Visita obbligatoria.
Noi Jacopo Mandich, qualche giorno fa, in un precedente articolo, lo abbiamo inserito nel nostro ideale Padiglione Italia della Biennale di Venezia.
Un motivo ci sarà.
No?

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Galleria Faber
via dei Banchi Vecchi, 31 – Roma
Antinomie
Jacopo Mandich
a cura di Cristian Porretta
fino al 10 dicembre

Co.Ma

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