eleonora aloise e carlo maria lolli ghetti: white noise gallery

Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, trentunenni padroni di casa alla White Noise Gallery, attivissimo spazio con meno di un anno di vita nel quartiere San Lorenzo a Roma.
Li incontriamo nell’atmosfera suggestiva della galleria semivuota mentre stanno allestendo “Il Fallimento Dell’Udito”, la prima mostra italiana dell’artista Dario Puggioni che inaugura oggi, sabato 14 marzo, alle ore 18.30.
Le foto sono in parte provenienti dal profilo facebook della galleria e riguardano proprio particolari del suddetto allestimento.

Artequando
: Lo stile delle nostre interviste è molto informale. La nostra idea è quella di abbattere il muro di freddezza che quasi sempre si alza tra pubblico e gallerista, per svelare che dietro a questa professione si nascondono fondamentalmente persone con una passione vera per l’arte e una storia significativa e interessante.
Eleonora Aloise: Noi facciamo lo stesso, cercando di abbattere la distanza tra artista e visitatore della galleria.

A: Parliamo del vostro percorso. Da dove venite e come nasce la vostra passione per l’arte?
EA: Io ho studiato architettura ma non ho mai fatto l’architetto. La passione per l’arte l’ho sempre avuta e ho sempre pensato che sarei entrata in questo mondo se non dalla porta, dalla finestra, dal caminetto, in qualunque modo. Ho 31 anni ma sono infatti ben 10 che lavoro nelle gallerie. Quegli anni mi sono serviti per fare esperienza ma soprattutto per capire quanto sia difficile fare questo mestiere: c’è una parte di intuito ma anche molto lavoro fisico, di relazioni. Dopo questo lungo periodo di apprendimento ho avuto finalmente la possibilità di aprirne una mia con Carlo. Ho semplicemente sentito che era giunto il momento di fare il grande passo.

A: Come vi siete incontati?
Carlo Maria Lolli Ghetti: Ci conosciamo da moltissimi anni anche se io vengo da tutt’altro mondo, essendo ingegnere. Sono un collezionista e un appassionato, con Eleonora abbiamo sempre parlato di arte. Io ad un certo punto ho lasciato il mio lavoro, ho fatto un master alla LUISS in curatela e il mio grande passo ha coinciso con il suo.

white noise gallery, piano terra
white noise gallery, piano terra

A: Siete co-direttori e co-proprietari. Com’è lavorare in due? Come si mettono d’accordo due teste pensanti?
EA: Io e Carlo abbiamo la fortuna di condividere la stessa idea riguardo ciò che è interessante in arte oggi e anche circa il ruolo che debba avere un gallerista. Abbiamo due caratteri sicuramente diversi ma riusciamo a convergere in tutte le scelte importanti, ti basti pensare che siamo noi stessi anche i curatori di questo spazio.

A: Mi interessa il discorso sul ruolo di un gallerista oggi.
CMLG: Credo che il gallerista sia il primo filtro di un artista nel rapporto non tanto col mercato quanto con il pubblico. Negli ultimi venti o trenta anni è diventato piuttosto evidente che il primo critico di un artista è proprio il mercato, nel senso che è questa strana entità a farne o disfarne le fortune. Il valore di un artista oggi lo si giudica in base alle sue quotazioni d’asta. La cosa non è neanche così assurda se ci pensi: una macchina che vende di più o che è ambita da più persone, plausibilmente è anche una macchina migliore delle altre. Ecco, in questo sistema capitalistico dell’arte che va avanti e funziona piuttosto bene più o meno da sempre, il gallerista dovrebbe essere quello che prende un artista giovane, ancora non immesso in questo ingranaggio e lo fa crescere. Un iter di carriera sano dovrebbe essere: galleria, eventi esterni, museo. Troppe gallerie oggi espongono artisti già musealizzati, ma il vero gallerista secondo me è quello che fa fare il grande salto all’artista.
EA: Concordo. Ci sono due modelli di gallerie. Uno in cui si agisce su fette già esistenti di mercato e ci si focalizza magari solo su un genere (pop, surrealismo, street art), perseguendo quella strada con grande impegno e convinzione. Questo modello può portare al successo e con merito. Un altro, ed è quello che a noi interessa di più, fa riferimento a modelli più antichi, quelli del gallerista non allineato, talent scout, che con le sue proposte in qualche modo contribuisce a creare un gusto. E’ sicuramente più difficile del primo ma le soddisfazioni sono, forse, maggiori.

White Noise Gallery, allestimento della project room per Dario Puggioni
White Noise Gallery, allestimento della project room per Dario Puggioni

A: Com’è lavorare con dei giovani artisti?
EA: Impegnativo e faticoso. Fai un percorso insieme a loro e hai una grande responsabilità.

A: Come procedete nella scelta di un artista da seguire?
EA: In diversi modi. Gran parte del lavoro consiste nella ricerca, per cui tante volte si arriva a qualcuno tramite internet. A volte sono gli stessi artisti a presentarci altri artisti. Poi, a livello concreto, la scelta arriva solamente dopo una conoscenza personale. A noi non interessa avere dieci quadri di qualcuno da appendere alle pareti della galleria, il discorso per noi è più complesso. C’è una scelta curatoriale, un progetto di crescita condiviso con l’artista. Tutte le opere che esponiamo sono realizzate appositamente per le mostre che facciamo qui, molti lavori sono site specific, tutto viene pensato, concordato e realizzato insieme. Esponiamo di fatto noi stessi attraverso gli artisti, ci mettiamo in gioco in prima persona.
CMLG: Proprio perché qui alla White Noise tutto si progetta insieme, dal concept della mostra al posizionamento di ogni singola opera, per me l’artista “giusto” è quello che ha un’idea solida della sua ricerca. Genio e sregolatezza sì, va bene… ma fare l’artista è un mestiere serio e durissimo, ci vuole una costanza incredibile e un impegno assoluto. Gli artisti devono studiare, capire quello che c’è attorno a loro, aggiornarsi continuamente, sperimentare: è un lavoro a tempo pieno. Queste sono le caratteristiche che cerco personalmente in un artista, la serietà della persona per me è importante tanto quanto la qualità del suo lavoro. Un esempio che faccio sempre è questo: se guardi un qualsiasi profilo Flickr di un qualsiasi fotografo di una qualsiasi parte del mondo, troverai certamento quattro o cinque scatti molto belli. Quello che devi verificare è se quei cinque scatti siano stati frutto del caso o della ricerca seria di un artista vero magari non ancora pienamente maturo.

White Noise Gallery, particolare dell' allestimento project room per Dario Puggioni
White Noise Gallery, particolare dell’ allestimento project room per Dario Puggioni

A: Siete aperti da un anno esatto. Perché Roma e perché il quartiere San Lorenzo?
CMLG: Roma non è affatto quella piazza avvizzita che molti credono. Ha il bacino di utenza più grande in Italia ed è un posto estremamente interessante per gli artisti che ospitiamo.
EA: Noi sottovalutiamo spesso l’impatto che ha Roma sugli artisti stranieri. Siamo sempre tentati di autoprovincializzarci. A San Lorenzo ad esempio non siamo gli  unici a proporre arte, oggi questo quartiere sta diventando un piccolo distretto culturale nella città, anche se per noi in realtà è stata una scelta casuale, nel senso che ci siamo innamorati proprio dell’architettura di questo locale.
CMLG: Sì, non avevamo un’idea precisa di “dove” volevamo ma di “come” volevamo e questo spazio era esattamente quello che ci serviva per mettere in atto il nostro programma. Tre piani: il piano terra che è la “galleria vera e propria”, il piano rialzato con bookshop e stampe e poi il piano interrato dove c’è la project room, in cui gli artisti in mostra sono liberi di lavorare site specific per un’allestimento assolutamente non commerciale. Inoltre c’è anche un chiostro esterno, particolare non trascurabile.

A: Parliamo di Dario Puggioni, che esporrete qui da sabato 14 marzo.
EA: Ecco, lui è un esempio classico di ciò di cui parlavamo prima, nel senso che ci è stato presentato da altri artisti e ci siamo innamorati immediatamente del suo lavoro. Vive a Berlino da molti anni, all’estero è musealizzato e riconosciuto ma in Italia non ha mai esposto. Noi lo abbiamo “riportato a casa” e siamo molto orgogliosi di questo. E’ giovane e talentuoso, lo definirei un “fiammingo mancato”, infatti prima di essere un artista è un pittore e questo è un valore che deve tornare ad essere importante secondo me.

White Noise Gallery, allestimento per Dario Puggioni
White Noise Gallery, allestimento per Dario Puggioni

A: Io non lo conoscevo, dico la verità, ma da quello che ho visto su internet sembra che abbia innestato il virus di Francis Bacon dentro Jan Van Eyck.
EA: Mi piace moltissimo questa definizione che hai dato. Tutta la sua poetica è incentrata sulla mutazione, sul cambiamento dell’essere umano, sulla sua evoluzione, cosa anche incontrollabile se vogliamo sia a livello psicologico che a livello storico. Forse questo ci crea un po’ di ansia quando vediamo dei quadri così scuri, ma le sue figure sono sempre abbaglianti, come a suggerire il fatto che un cambiamento, per quanto ingestibile, può anche essere atteso.
CMLG: Dario è un artista in grado di dimostrare che ci può ancora essere una proposta pienamente contemporanea ma radicata su principi che attraversano il concettuale per definirsi in un ambito che ha più a che fare con la storia dell’arte in senso stretto. Lui è un virtuoso, un “maestro” nell’accezione più antica del termine, perché ha una tecnica pazzesca e crea opere “sublimi”, usa la luce in modo stratosferico e ha una padronanza assoluta del colore.

Dario Puggioni: "Ascesa", olio su carta incollata su tela, White Noise Gallery
Dario Puggioni: “Ascesa”, olio su carta incollata su tela, White Noise Gallery

A: Una domanda classica per noi: qual è l’artista superstar irraggiungibile per una galleria al primo anno di vita che sognereste di esporre.
CMLG: Gran bella domanda. Pensando ai nostri spazi io chiamerei Anish Kapoor, mi ricordo la sua mostra alla Royal Academy, prima dell’attuale auto-oblio al quale si è condannato un po’ da solo. Per capacità di occupare gli spazi lui è secondo solo forse a Cattelan, che però potrebbe tranquillamente arrivare e farti una mostra senza opere lasciandoti la galleria completamente bianca. Oppure, al piano terra un’allestimento con tutte teche dei fratelli Chapman e nella project room i loro video. Da brividi.

A: Per te Eleonora, una domanda più semplice: un artista giovane che stai seguendo e che vuoi segnalarci.
EA: Una fotografa, Romina Ressia.

A: Progetti futuri?
CMLG: Dal 19 al 22 marzo saremo all’Affordable Art Fair a Milano con un’installazione di Bruno Cerasi e opere di artisti già esposti o che esporremo in futuro. Poi avremo Mar Hernàdez, una ex borsista in incisione dell’Accademia di Spagna, bravissima e, ovviamente, giovanissima.

White Noise Gallery
via dei Marsi, 20-22 – Roma
www.whitenoisegallery.it

Dario Puggioni: "Innesco", olio su legno, White Noise Gallery
Dario Puggioni: “Innesco”, olio su legno, White Noise Gallery


Co.Ma

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