colle palatino: par tibi, roma, nihil

Cronaca di una mostra meravigliosa e dell’umanità varia che la rovina quotidianamente.
Cronaca, insomma, dello stato in cui versa la cultura e l’arte in questa straordinaria città.
Si muove nientedimeno che il Romaeuropa Festival, insieme alla Nomas Foundation, per questa mostra.
Ed è un bel muoversi.
Sì perché in questa “Par tibi, Roma, nihil” le opere, davvero, parlano da sole, immerse nell’area archeologica del colle Palatino, a dialogare con la storia e la bellezza assoluta.
Lasciamo parlare loro, le opere (alcune), anche in questo articolo, tralasciando ogni critica di senso o interpretazione, immergendole invece, appunto, nella cronaca di una serata di quotidiana normalità romana.
Speriamo di rendere così l’idea di come queste eccellenze della nostra storia e della nostra contemporaneità vengano ogni giorno vituperate dalla volgarità e dall’ignoranza.

Marko Lulic: Death of the monument
Marko Lulic: Death of the monument
Giulio Delvé: Cancel 1 - Cancel 2
Giulio Delvé: Cancel 1 – Cancel 2

Andiamo con ordine.
Leggiamo che la mostra rimane aperta tutti i giorni fino alle 19.15 e che l’ultimo accesso (come quasi ovunque) è previsto per le 18.15, cioè un’ora prima.
Arriviamo alle 17.50, abbiamo una certa esperienza e pensiamo che un’oretta abbondante sia necessaria ma sufficiente per riuscire a vedere tutto e goderne nel giusto modo; per questo, tra l’altro, scegliamo l’orario serale, trattandosi di una mostra all’aperto in questa calda estate capitolina.
Paghiamo i nostri 12 euro a testa per la mostra, il Palatino e i Fori (non c’è possibilità di scissione, ma questo lo sapevamo, lo avevamo letto).
Il vantaggio è che l’indomani, con lo stesso biglietto, potremmo addirittura andare al Colosseo, confondendoci tra i turisti ed i gruppi organizzati.
Per dire…
Accediamo.
Non c’è nessuna mappa cartacea delle opere, solo una breve brochure con indicazioni di massima.
Bene, sarà caccia al tesoro.
Si può fare, abbiamo tutto il tempo.

Chen Zhen: Bibliothèque musicale (part.)
Chen Zhen: Bibliothèque musicale (part.)
Francesco Arena: Tube
Francesco Arena: Tube

Alle ore 18.05 capiamo che non abbiamo tutto il tempo.
Un addetto a qualcosa, con elegante tesserino, ci invita a tornare indietro.
L’area di fronte a noi, quella dello Stadio Palatino (praticamente il cuore della mostra) sta per essere chiusa.
Ma… sono le 18.05, la mostra chiude alle 19.15.
Alle 19.15 bisogna essere tutti fuori, lui deve iniziare a chiudere, altrimenti non andrà mai a casa, è da stamattina che è lì.
Ora noi davvero non vorremmo aprire un caso sindacale, per carità, e nemmeno mancare di rispetto alla cena imminente di un lavoratore… solo che fino a quel punto ci sono già state alcune opere, anche belline via… ma insomma, noi eravamo lì per la mostra e ci dispiacerebbe non poterla vedere, avendo anche pagato il biglietto e leggendo sulla brochure e anche sul sito della mostra di poter stare lì fino alle 19.15.
Insiste, non dipende da lui, chi ha scritto gli orari ha sbagliato.
Cavolo.
L’eco di questo “ha sbagliato” riecheggia tra i fasti della civiltà romana.
Vediamo subito quali sono i loghi sul sito.
Vediamo chi ha sbagliato.
La Nomas Foundation ha sbagliato.
Il Romaeuropa Festival ha sbagliato.
La Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma ha sbagliato.
Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha sbagliato.
Va bene, possiamo passare, ma dieci minuti, che bisogna chiudere.
Corriamo.
Sudiamo.
E’ quasi panico.

Alessandro Piangiamore: la cera di Roma
Alessandro Piangiamore: La cera di Roma
Pascale Marthine Tayou: David Crossing the Moon
Pascale Marthine Tayou: David Crossing the Moon

In rapida successione passano davanti ai nostri occhi un numero imprecisato di artisti e di loro creazioni, ma tutto si confonde, sono già le 18.13… aveva detto 10 minuti, ne abbiamo ancora solo 2.
Vorremmo ad esempio vedere “Io non ho mani che mi accarezzino il volto“, il bellissimo video di Elisabetta Benassi (uno dei motivi per i quali siamo qui), dura solo 1 minuto e mezzo, ce la facciamo… ma è spento.
Come spento?
Forse non funziona… c’è un guasto…
Forse è lui che ha iniziato a spegnerli tutti.
No… aspetti, per favore… così è veramente una sofferenza, sono le 18.15… manca un’ora.
Ragioniamo un attimo… capisce da lei che è una follia, no?
Arriva la rivelazione.
Manca un’ora alla chiusura, ma la procedura di chiusura inizia un’ora prima.
Ah, ecco il punto.
Eh, bastava essere chiari!
La procedura di chiusura non è la chiusura, certo.
L’orario andava interpretato, accidenti!
Stupidi noi a non averci pensato.

Adele Del Vecchio: Herstory
Adele Del Vecchio: Herstory
Jannis Kounellis: Senza titolo
Jannis Kounellis: Senza titolo

Be’, almeno abbiamo stabilito un record.
Una mostra in dieci minuti.
Peccato non aver potuto leggere le didascalie delle opere, ma non c’era tempo.
Saranno state certamente puntuali e sicuramente interessanti, sarebbe stato bello rendere giustizia al lavoro di chi le ha scritte… forse proprio la curatrice, Raffaella Frascarelli.
Ci avrà speso pure del tempo, povera.
Ci dobbiamo arrendere.
Lui ci sta chiudendo alle spalle tutta l’area.
Alcune parti ce le ha chiuse davanti.
Dobbiamo uscire.
Poi un’illuminazione.
L’opera di Daniel Buren!
Quelle bandiere che da giorni si vedono osservando il colle dal Circo Massimo… vorremmo andare a vederle da vicino.
Almeno questo.
Chiude quest’area ma quella sarà ancora aperta, no?
Da dove si passa?
Ecco… da lì.
Andiamo.

MASBEDO: Le voeu
MASBEDO: Le voeu
Kapwani Kiwanga: Flower for Africa (Nigeria)
Kapwani Kiwanga: Flower for Africa (Nigeria)

C’è solo da passare quel cancelletto basso con quella simpatica signora bionda davanti… faccio io.
Scusi signora, noi dovremmo…
L’uscita è dall’altra parte.
Come l’uscita?
Il colle chiude signori.
Come il colle chiude?
Il colle chiude.
Ora, a parte la dissonanza proprio di concetto tra la parola “colle” e la parola “chiude”, ma insomma… non chiude solo l’area dello stadio?
No, chiude tutto… mica possiamo decidere noi cosa chiude e quando.
Ma solo le 18.21… la brochure…
Siamo tutti uguali.
Ma la brochure…
Abbiamo sempre ragione noi.
Ma la br…
Nessuno rispetta le regole.
La br…
Eppure le regole sono chiare, se un museo chiude, chiude.
La…
I dipendenti hanno diritto a finire di lavorare.
L…
Va bene, possiamo passare, facciamo sempre come vogliamo.

Gabriele De Santis: We're short a guy
Gabriele De Santis: We’re short a guy
Daniel Buren: La Scacchiera Arcobaleno Ondeggiante
Daniel Buren: La Scacchiera Arcobaleno Ondeggiante

Passiamo tristemente il cancello.
Ci sentiamo in colpa.
Non abbiamo permesso a queste persone di terminare il loro lavoro prima della fine.
Arriviamo stancamente alle bandiere di Daniel Buren ma ormai il nostro umore è sotto i tacchi, la lavata di capo per la nostra fiscalità ci ha davvero immalinconiti.
Non c’è più bellezza intorno a noi, non c’è più nulla.
Solo il “nihil” del titolo della mostra, parola pensata per ben altri motivi, ovviamente.
Le bandiere di Daniel Buren sventolano ma non per noi…
Per noi non ci sono più bandiere, ma solo canovacci e, stando a Roma, parannanzi.
Scendiamo dal colle, che per inciso chiude.
Siamo tristi.
Neanche la visione del bellissimo albero di Sislej Xhafa di fronte al Colosseo ci strappa un sorriso.
Dovevamo capirlo dalla mattina che sarebbe stata una giornata difficile.
Dovevamo capirlo dopo aver mancato di poco il ritrovamento dell’oggetto di Nico Vascellari…

Sislej Xhafa: Sweat Tree
Sislej Xhafa: Sweat Tree

Sì, perché Nico Vascellari ha pensato, per questa mostra, una performance molto particolare.
Ogni giorno un oggetto viene prelevato dal Colle Palatino e posizionato da qualche parte.
Ora da qualche parte a Roma non è che sia proprio un indizio…
Ma lui, intorno alle 12.00, te lo dice dove, attraverso i suoi social.
Chi trova l’oggetto può inviare entro le ore 24:00 ad una specifica mail una foto che documenti l’avvenuto ritrovamento.
In cambio riceverà tramite posta l’immagine dell’oggetto in questione firmata dall’artista.
Noi amiamo Nico Vascellari, custodiamo segretamente qui sul pianeta Artequando anche una sua piccola serigrafia…
Vorremmo proprio una di queste foto!
Ecco che proprio quella mattina, mentre siamo in macchina in zona Ostiense, leggiamo sul facebook di Nico che qualcosa di simile ad una spiga di grano è stata fissata con un cerotto alla ringhiera che circonda la Piramide.
Ecco l’occasione!
Corriamo sprezzanti del pericolo, via Ostiense si apre al nostro passaggio, è l’onda verde semaforica!!!
Arriviamo a Piramide… e troviamo solo il cerotto.
Qualcuno deve averci preceduto di pochissimo.
Maledizione.
Dovevamo capirlo già lì che sarebbe stata una giornata difficile!

Colle Palatino
via di San Gregorio, 30 – Roma
Par tibi, Roma, nihil
a cura di Raffaella Frascarelli
Artisti in mostra: Meris Angioletti, Francesco Arena, Kader Attia, Elisabetta Benassi, Daniel Buren, Giorgio Andreotta Calò, Loris Cecchini, Isabelle Cornaro, Michael Dean, Maria Adele Del Vecchio, Giulio Delvé, Gabriele De Santis, Tomaso De Luca,  Flavio Favelli, Piero Golia, Petrit Halilaj, David Horvitz, Kapwani Kiwanga, Jannis Kounellis, Marko Lulić, Masbedo, Emiliano Maggi, Michal Rovner, Rosalind Nashashibi, Valerio Rocco Orlando, Alessandro Piangiamore, Gianni Politi, Marinella Senatore, Sissi, Pascale Marthine Tayou, Adrian Tranquilli, Nico Vascellari, Tris Vonna Michell, Guido van der Werve, Sislej Xhafa, Chen Zhen.

Immagine di copertina – Piero Golia: “Loser” e Gianni Politi: “Reverse Sistina”.
Una maggior selezione di opere è presente sul nostro Instagram, in continuo aggiornamento.
Per la qualità… chiediamo scusa.
Avevamo poco tempo.
Il colle chiudeva.

Co.Ma

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