chiostro del bramante: new york city; jean-michel basquiat

Prosegue il virtuoso percorso del Chiostro del Bramante con l’ennesima mostra di successo, sempre ben curata e pensata in ogni aspetto, dalla comunicazione all’allestimento museale
Stavolta sono le opere di Jean-Michel Basquiat, quasi tutte provenienti dalla collezione privata di Yosef Mugrabi, a salire agli onori delle cronache artistiche della capitale.
Come abbiamo spesso rilevato qui su Artequando, anche in questo caso non si può fare a meno di notare come le mostre create sulla base delle scelte private di un collezionista siano sempre particolarmente interessanti, soprattutto perché offrono la possibilità di conoscere un artista a partire da un punto di vista trasversale e non canonico.
Mugrabi è considerato, a ragione, uno dei più grandi collezionisti di Basquiat, avendo iniziato ad acquistare sue opere quando l’artista era ancora in vita, mettendo su nel corso degli anni una delle collezioni più invidiate al mondo, accostando, tra gli altri, Picasso e Renoir a Wahrol, Hirst e Koons.
Negli spazi del Chiostro si snoda così l’universo di Basquiat visto attraverso gli occhi di questo ricco industriale israeliano, un vero appassionato.

Jean-Michel Basquiat: 2 for a Dollar
Jean-Michel Basquiat: Five Fish Species
Jean-Michel Basquiat: Gravestone
Jean-Michel Basquiat: Job Analisis

Ecco davanti ai nostri occhi un mondo di segni e graffi, con la caratteristica carica tribale ed espressionista che rende universalmente riconoscibile questo straordinario artista, solo in una selezione più intima e segreta, in un certo senso.
Non il solito Basquiat, verrebbe da dire, ammesso e non concesso che esista un “solito Basquiat”.
Esposte, accanto agli acrilici e ai disegni, troviamo anche alcune opere realizzate in collaborazione con Andy Wahrol, una serie di piatti in porcellana ironici e vagamente dissacranti e diverse serigrafie.
Impossibile resistere al richiamo ancestrale di queste immagini, che negli anni Ottanta hanno realmente sconvolto il mondo dell’arte e continuano ad essere incredibilmente attraenti ai giorni nostri.
Un linguaggio visivo, quello di Basquiat, che sembra provenire realmente dalla notte dei tempi, dalle grotte di Lascaux, in una spirituale evocazione di un’umanità primitiva nel senso di libera e genuina, che lotta contro ogni repressione e razzismo.

Jean-Michel Basquiat: Old Cars
Jean-Michel Basquiat: Plaid
Jean-Michel Basquiat: Reclining Nude
Jean-Michel Basquiat: Three Delegates

Grida attraverso le sue icone questo giovanissimo ragazzo afroamericano, morto a soli 27 anni lasciando un vuoto incolmabile e un interrogativo insolubile riguardo alle evoluzioni che avrebbe potuto avere questo genio puro e incontaminato, nonostante il travolgente successo e un rapporto indiscutibilmente controverso con lo star system del mondo dell’arte, che ha ben presto trasportato quei segni dalla strada alle gallerie, in un percorso molto simile a quello di Keith Haring, che conoscerà negli anni della sua frequentazione al Club 57 e al Mudd Club di New York e col quale resterà amico fino alla morte, nel 1988.
Haring seguirà lo stesso destino solo due anni più tardi.
Ma questa è un’altra storia.

Jean-Michel Basquiat: Untitled (Bracco di Ferro)
Jean-Michel Basquiat: Untitled (Hand Anatomy)
Jean-Michel Basquiat: Untitled

Torniamo all’oggi, torniamo al Chiostro e a Basquiat.
Grande suggestione.
Mostra imperdibile.
Sul nostro Instagram altre immagini.
Artequando consiglia vivamente.

Chiostro del Bramante
Via Arco della Pace, 5 – Roma
Jean-Michel Basquiat
New York City
opere dalla Mugrabi Collection
a cura di Gianni Mercurio
fino al 30 luglio 2017

Co.Ma

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