biennale e non solo… in 5 giorni? si può fare!

E’ pieno di consigli e di guide lì in giro, sul web, nelle riviste, sui giornali.
Il meglio della Biennale, le partecipazioni nazionali, gli eventi collaterali, le mostre nei musei e nelle istituzioni.
Venezia ogni due anni, di questi tempi, è un pullulare di appuntamenti imperdibili, un vero parco giochi per chi ama l’arte e la contemporaneità creativa.
Bisognerebbe avere un paio di settimane a disposizione per vedere tutto.
Noi ad Artequando non abbiamo la pretesa di consigliare o glorificare, questo è semplicemente ciò che faremmo noi immaginando di avere a disposizione 5 mattine e 5 pomeriggi, orientandoci tra le centinaia di proposte in laguna.
E’ la Biennale di Venezia e tutto ciò che le gira intorno, è la nostra Disneyland.
Allora, carte e programmi alla mano, lavorando sull’immaginazione e sulle aspettative, ecco le nostre proposte.
Anzi… ecco ciò che, probabilmente,  faremo quando ci andremo.

Innanzitutto le due sedi principali, ai Giardini e all’Arsenale.
Omettiamo ciò che è programmato all’interno di questi percorsi diciamo “classici” della Biennale, anche perché lì c’è poco da consigliare o sconsigliare, nel senso che se ci andate… vi beccate quello che c’è.
In questo caso, vi dovete sorbire le scelte di Okwui Enwezor e, probabilmente, sarebbe potuta andare molto peggio, a giudicare dal curriculum di tutto rispetto del soggetto in questione.
“All The World’s Future”, tutti i futuri possibili: questo il titolo della mostra principale; da quello che stiamo leggendo si tratta di un percorso molto politico ed estremo… ci piace.

Qualche nome lo segnaliamo, comunque, ma così, tanto per farvi leggere quattro righe in più di questo articolo e solo sulla base delle nostre conoscenze e dei nostri gusti.
Ai Giardini noi avremo un’attenzione particolare per ciò che potremo vedere di: Fabio Mauri, Thomas Hirschhorn, Rirkrit Tiravanija, Andreas Gursky, Rosa Barba, Jeremy Deller e, ovviamente,  Adrian Piper, Leone d’oro di questa edizione.
All’Arsenale occhio a: Bruce Nauman, Adel Abdessemed, Philippe Parreno, Allora & Calzadilla, Monica Bonvicini, Steve McQueen, Chris Ofili, Christian Boltanski, Kutlug Ataman, Olaf Nicolai ma soprattutto l’immensa Sarah Sze, dopo il successo nel padiglione USA della scorsa edizione.

In più ci sono, per l’appunto, i padiglioni nazionali ospitati in entrambe le sedi e anche quelli, volenti o nolenti, vanno visti tutti, con particolare attenzione per il padiglione Italia all’Arsenale, tentando di non farsi influenzare dalle immancabili polemiche ma neanche dalle molteplici lodi.
Poi certo, imperdibili ai Giardini il padiglione della Gran Bretagna con Sarah Lucas, quello dell’Australia con Fiona Hall ma anche la visita in terra di Danimarca con Danh Vo e negli Stati Uniti con Joan Jonas.
Ci incuriosisce non poco anche il Padiglione Swatch, per la presenza della bravissima Joana Vasconcelos e anche il padiglione Giappone, del quale abbiamo visto immagini molto interessanti.

Consigliamo di predisporre una giornata per i Giardini e una per l’Arsenale, anche perché all’uscita, in orario pomeridiano, si può approfittare per andarsi a cercare ciò che viene esposto intorno, tra la miriade di eventi collaterali e di padiglioni “fuori sede”, sparsi in tutta Venezia, molti dei quali normalmente si trovano proprio di fronte all’ingresso della sede espositiva, almeno per quanto riguarda l’Arsenale (scommettiamo sull’immancabile Hong Kong).
Alla fine della visita si può quindi prevedere una passeggiatina verso i Cantieri Navali per l’allestimento “Catalonia in Venice” che regala sempre emozioni e anche verso la Darsena Grande, dove espone il buon Fabrizio Plessi.
Vedrete comunque che molte cose le troverete “a vista” anche tornando verso il centro di Venezia.
All’uscita dai Giardini, visita che richiede normalmente più tempo rispetto all’Arsenale, dopo l’immancabile spritz nel bar appena fuori dall’ingresso della Biennale, ci si può allungare verso San Marco alla ricerca di sedi espositive a sorpresa… per noi questi sono i momenti migliori.

Una terza giornata deve essere per forza dedicata ai musei e, in questo caso, a quattro mostre assolutamente imperdibili che, ormai avrete capito, si “portano dietro” altri eventi dislocati in zona e visitabili nel passaggio dall’una all’altra.
Iniziamo di buon mattino con Punta della Dogana e l’immancabile, imperdibile, superclassica mostra dalla collezione Pinault, stavolta a cura di Danh Vo: “Slip of the tongue”, con opere provenienti anche dalla Fondazione Cini.
Il consiglio è quello di fare il biglietto doppio, quello che vale anche per Palazzo Grassi, dove si andrà più tardi: normalmente c’è una riduzione in questo modo.
Uscendo da questa prima visita è obbligatorio dirigersi subito alle Zattere, al Magazzino del Sale, per la prima parte dell’allestimento dedicato al collettivo AES+F: davvero niente scherzi, questo passaggio è necessario e insufficiente (perché le sedi sono due).
Sempre a piedi tappa al Guggenheim, per ammirare i fratelli Pollock e soprattutto il “Murale” del fratello più famoso, opera esposta per la prima volta in Italia.
A questo punto, dirigendosi verso il ponte dell’Accademia, si troveranno una serie innumerevole di spazi che si potranno visitare in un amen, ad esempio Palazzo Nani Mocenigo per la seconda parte della mostra di  AES+F, a patto però di non perdere di vista l’obbiettivo principale, cioè raggiungere Palazzo Grassi per Martial Raysse, con lo stesso biglietto fatto a Punta della Dogana.
Appena fuori da questa mostra troverete altri spazi espositivi, già il palazzo appena di fronte di solito ne ospita tre o quattro.
Normalmente qui c’è sempre Patrick Mimran, ma quest’anno non se ne vede traccia… dove sei Patrick?
Non c’è Biennale senza di te!
Risaliamo a questo punto verso San Samuele, passiamo attraverso padiglioni sparsi, Sean Scully a Palazzo Falier, Beezy Bailey e Brian Eno al Conservatorio B. Marcello e arriviamo al quarto appuntamento museale: Palazzo Fortuny.
Questo posto va visto a priori, il contenitore vale già la visita al di là di qualunque contenuto.
Stavolta ci si trova “Proportio”, collettiva di meraviglie nella wunderkammern più esclusiva di tutta Venezia.
Sarà sera, sarà ora di uno spritz e di mettere nel ghiaccio i piedi dopo tale scarpinata.

Il quarto giorno potremmo definirlo “isole day”, visto che prevede le visite alle sedi più periferiche, dove di norma gli spostamenti sono un po’ più lunghi.
L’itinerario qui va tracciato sulla base delle rotte dei traghetti, ma insomma… mica possiamo fare tutto noi!!!
Intanto ecco ciò che va visto, poi l’ordine lo lasciamo a voi.
Intanto a Dorsoduro, un po’ isolato, al Terminal San Basilio, troviamo l’invasione di “The Bridges Of The Graffiti”, ovvero la street art in laguna: serve altro o la curiosità è già innescata?
Da qui è probabile che si possa prendere un traghetto per la Giudecca, dove alle Zitelle, alla Casa dei Tre Oci, ci sono Mark Dion e Arseny Zhilyaev.
Salto all’Isola di San Giorgio per Jaume Plensa in Basilica e per Magdalena Abakanowicz e altro alla Fondazione Cini.
Poi tappa obbligata a San Lazzaro degli Armeni per il padiglione Armenia, vincitore del Leone d’Oro come miglior partecipazione nazionale.
Di ritorno dal giro isolano la meta più facile sarà forse la zona San Marco, con decine di altri possibili spazi nei quali entrare “al momento”.

Resta un quinto giorno, dedicato… a quello che ci può essere sfuggito in questi intensi quattro giorni.
E allora, in ordine sparso, lasciando a voi la scelta: Peter Doig alla Bevilacqua La Masa, Jimmie Durham alla Querini Stampalia, Jenny Holzer al Museo Correr, Rashid Rana e Shilpa Gupta a Palazzo Benzon, ma anche Cy Twombly a Ca’ Pesaro, Ettore Spalletti a Palazzo Cini, Mario Merz alle Gallerie dell’Accademia, ma soprattutto ci permettiamo di consigliare il gruppo  coreano Dansaekhwa (con in testa Lee Ufan) a Palazzo Contarini-Polignac.
Ci fermiamo qui.
Ah… se tornate a casa in treno, in zona stazione, in Calle San Giovanni, c’è il padiglione Iran di cui abbiamo letto belle recensioni.

Abbiamo dimenticato qualcuno o qualcosa?
Ma certo che sì, fa parte del gioco.
In ogni caso, se avete qualcosa da aggiungere ma soprattutto da consigliarci, fatelo pure scrivendoci o commentando anche qui sotto.
Saremo felici di appuntare le vostre impressioni o segnalazioni.
Tanto noi andremo, ma non subito…

Buona Biennale a tutti.

Co.Ma

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