biennale 2017: il padiglione italia… quello vero

Attese, pronosticate, sognate e in parte addirittura pre-giudicate senza ancora conoscerle (come sempre), sono finalmente arrivate le scelte di Cecilia Alemani per il Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia.
A rappresentare l’arte italica saranno Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey.
Non è che adesso, dopo l’avvenuto snocciolamento dei nomi, si possa pure finalmente giudicare, sarebbe comunque un pre-giudizio.
Eppure si pre-giudicava prima e pure adesso: sono pochi, sono fin troppi, qualcuno è giovane, qualcun altro è quasi vecchio, una è semisconosciuta, quello è il protetto della curatrice, l’altro era bravino ma si è un po’ perso, quello sta all’ultima possibilità e quell’altro le occasioni importanti le ha sempre sbagliate.
Che bellezza.
Che spettacolo.
Noi qualche giorno fa, come da tradizione ad ogni Biennale, avevamo sognato il nostro personale Padiglione Italia, ma noi giochiamo, mica facciamo sul serio come Cecilia Alemani, che ha un curriculum che molti pre-giudicanti si sognano.
E non è che questi tre artisti siano poi gli ultimi scarti della contemporaneità.
Cuoghi, il  meno giovane (classe 1973), è un artista maturo e di livello internazionale, Andreotta Calò, affermato anche lui, ha una poetica che a naso si potrebbe legare alla grande con l’estetica architettonica degli ambienti dell’Arsenale e la giovanissima Husni-Bey, di origine libica, è fresca vincitrice del premo Illy under 35 alla Quadriennale di Roma.
Al di là di questo noi semplicemente aspettiamo di vedere, un po’ come San Tommaso, anche se santi non siamo.
Ad esempio a noi piace l’idea di tornare ad un padiglione non affollato, più in linea con l’idea di presentare l’arte di un luogo del mondo attraverso uno, due o tre artisti, per conoscere meglio e approfonditamente il loro lavoro.
Da quando l’Italia ha ripreso a presentare il suo Padiglione alla Biennale, nel 2007, il più convincente, a nostro parere,  è stato proprio quello del ritorno, a cura di Ida Gianelli, con Francesco Vezzoli e Giuseppe Penone: due soli artisti a confronto, due diversi approcci, tantissima qualità.
Dopo le collettive delle edizioni seguenti, compresa la collettivissima delirante di Sgarbi, questa scelta dell’attuale curatrice ci sembra già un’ottima notizia.
Noi infatti nel nostro sogno ne avevamo fatti quattro di nomi… ci eravamo andati vicini.
Per il resto bisogna attendere.
E noi attendiamo.
Buon lavoro a tutti.
Forza.

Co.Ma

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