biennale 2015: il padiglione italia… quello vero

E alla fine giunse il tanto atteso annuncio: habemus pavilion.
Tempo fa abbiamo giocato ai piccoli curatori, sognando un padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2015 “alternativo”: ecco qui il nostro articolo.
Il vero Padiglione Italia è stato annunciato oggi dal curatore Vincenzo Trione.
Il titolo, “Codice Italia”, era già noto, ora sappiamo anche quali saranno gli artisti esposti.
Eccoli, in rigoroso ordine alfabetico.
Alis/Filliol, Andrea Aquilanti, Francesco Barocco, Vanessa Beecroft, Antonio Biasiucci, Giuseppe Caccavale, Paolo Gioli, Jannis Kounellis, Nino Longobardi, Marzia Migliora, Luca Monterastelli, Mimmo Paladino, Claudio Parmeggiani, Nicola Samorì, Aldo Tambellini.

Nella lista, a un primo sguardo, risaltano alcuni nomi ampiamente conosciuti, di livello internazionale, accanto a diversi artisti nati negli anni 70 e a qualche sorprendente “riscoperta”, a giudicare dall’età anagrafica di alcuni.
Noi di Artequando siamo molto felici di leggere il nome di Andrea Aquilanti tra i selezionati, per questo abbiamo scelto proprio lui per l’immagine di copertina di questo articolo: si tratta dell’opera seconda classificata al Premio Terna 02 del 2009 (fonte: www.premioterna.it).
La verità è che amando visceralmente la Biennale di Venezia, al di là delle scelte di cui sopra, davvero molto semplicemente non vediamo l’ora che inizi per poter visitare il padiglione e poter decifrare materialmente questo Codice Italia.

A proposito di questo, come sempre accade, partirà entro breve la caccia al giudizio, emesso molto spesso da addetti ai lavori pronti a dire la propria senza aver visto nulla, ma parlando sulla semplice base dei nomi annunciati in conferenza stampa.
A qualcuno il padiglione Italia piacerà già moltissimo (pochi di solito), alcuni lo riterranno interessante ma incompleto, qualcuno di sicuro farà notare che il ruolo della Biennale deve essere quello di fotografare la realtà attuale e la presenza di molti “non giovani” o di “star” non si addice a tale definizione (ce n’è sempre almeno un paio di questi, in ogni edizione), alcuni si indigneranno, altri saranno indifferenti.
Chiudono la fila i rosiconi che avrebbero voluto essere al posto del curatore di turno e quindi sparano a zero su tutto e tutti, ma questi di solito si riconoscono dall’esasperazione del giudizio negativo.
Più o meno tutti diranno comunque, kafkianamente, che non si può giudicare senza aver prima visto.
Appunto.

Co.Ma

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